Trent’anni dopo


BOLOGNA, 26 GIU. 2010 – Da trent’anni alla ricerca della verità. Il 27 giugno 1980 Daria Bonfietti ha perso suo fratello Alberto, uno dei passeggeri del DC9 Itavia sprofondato nelle acque del Tirreno tra Ponza e Ustica. E da allora cerca di capire cosa c’è dietro alla sua morte e a quella di altre 80 persone che erano partite da Bologna per raggiungere Palermo, ma che loro malgrado sono state coinvolte in un vera e propria azione di guerra non dichiarata. Perché di questo si tratta: quell’aereo è stato abbattuto da un missile durante un episodio di battaglia nei cieli. Lo ha stabilito nel 1999 il giudice Rosario Priore.Daria Bonfietti si aggrappa a questa sentenza-ordinanza, perché è tutto quello che ha in mano dopo tre decenni di silenzi, depistaggi e tentativi di sabotaggio delle inchieste, anche da parte delle autorità militari. Continua imperterrita, assieme all’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di cui è presidente, a mantenere viva l’attenzione sulla vicenda, soprattutto nelle istituzioni e negli apparati dello Stato. E sembra che finalmente le cose comincino a muoversi nel verso giusto. Voi dell’Associzione avete deciso di celebrare il trentesimo anniversario della strage di Ustica puntando sulle varie forme di arte contemporanea. Perché questa scelta?Noi abbiamo da anni un rapporto privilegiato con l’arte, basti pensare alla meravigliosa installazione di Christian Boltanski presente all’interno del Museo per la Memoria di Ustica. Crediamo al linguaggio dell’arte nelle sue più disparate espressioni: dal teatro contemporaneo, alla musica, all’arte in senso stretto. Abbiamo quindi la volontà di utilizzarlo anche per fare memoria, perché è un linguaggio universale, capace di raggiungere tutti. Perfino chi trent’anni fa non era nemmeno nato. Quali iniziative avete dunque in programma?Abbiamo iniziato venerdì sera a Bologna con la Cineteca, che ha proiettato "Il muro di gomma". Potremmo dire che il regista del film, Marco Risi, è stato l’antesignano di questo legame tra la nostra vicenda e l’arte. La rappresentazione è stata dedicata a Corso Salani, che è l’interprete della pellicola e che in questi anni ci ha molto emozionato accompagnandoci in questa lunga battaglia per la verità. Poi ieri alle 16.30, presso la Sala Farnese di Palazzo d’Accursio, è stato il momento di un convegno di riflessione sulla politica, le istituzioni e la società civile. Si è indagato sul rapporto che hanno con l’Associazione, ed è stato molto importante perchè hanno partecipato persone che hanno iniziato con noi questo percorso di ricerca della verità, come Stefano Rodotà e la sociologa Gabriella Turnaturi. E tanti altri che hanno espresso in vario modo una collaborazione con la nostra vicenda, tra loro anche gli onorevoli Veltroni, Casini e Pisanu. Ma non è finita qui, vero?Assolutamente no. Domenica sarà la volta del tradizionale incontro di ricordo e di memoria tra l’Associazione dei parenti delle vittime della strage e le istituzioni, commissario Cancellieri in testa. Poi andremo in piazza Otto Agosto per ammirare l’istallazione di un artista bolognese, Flavio Favelli, che da anni dedica il suo lavoro alla vicenda di Ustica. La sua opera si chiama "Cerimonia" ed è la deposizione di una coperta dell’aereo dell’Itavia rappresentata in maniera davvero molto emozionante. E dopo, in serata, l’appuntamento è nel piazzale davanti al Museo per la Memoria di Ustica, dove prenderanno il via le rappresentazioni di musica e di teatro contemporaneo in programma fino al 10 agosto. Si comincia con le musiche inedite di Karlheinz Stockhausen: un omaggio del festival Angelica, che ci ha permesso di affiancare le note di un grande dello spartito ad un altro immenso artista come Boltanski.La cui spettacolare istallazione dialoga da anni all’interno del museo con il relitto del DC-9 affondato il 27 giugno 1980. Sono previste aperture straordinarie in occasione dell’anniversario?Sì. Il Museo per la Memoria di Ustica è gestito dal Mambo, il museo d’arte moderna di Bologna, che lo tiene aperto tre giorni alla settimana – il mercoledì, il venerdì e il sabato – e organizza tutto l’anno delle visite guidate, anche per studenti e scuole. Ma in occasione delle rappresentazioni che ci saranno nel Giardino della Memoria, come abbiamo voluto chiamare il luogo antistante il museo, ci saranno delle aperture straordinarie dalle 19,30 alle 24 di cui potranno usufruire tutti i cittadini.Lo scorso gennaio viaEmilianet ha seguito a Reggio Emilia un incontro in cui avete fatto il punto sulla vicenda di Ustica. L’elemento più recente erano le dichiarazioni del presidente Francesco Cossiga, che chiamava in causa i francesi. Ci sono stati ulteriori sviluppi? In questo periodo noi siamo, per così dire, assediati dalla verità. Dal 1999 sappiamo che il DC-9 dell’Itavia è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea, perchè questa è la sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore. E poi ci sono appunto le dichiarazioni del presidente Cossiga, che purtroppo sono arrivate molto tardi, anche se lui all’epoca era Presidente del Consiglio. In ogni caso dal 2007 va dicendo che i responsabili dell’abbattimento sarebbero stati i francesi. Glielo avrebbe rivelato l’ammiraglio Martini, che era a capo del Sismi nel 1986. Io non so se credere alle sue parole: sarà lui, dato che è cattolico, a rispondere al suo dio se dice le bugie. Comunque questa è la verità che lui racconta, e le sue importanti dichiarazioni hanno permesso ai pm romani di riaprire il caso. La strage infatti è un reato imprescrittibile, che si può ridiscutere in presenza di nuovi elementi. E cosa è emerso con la riapetura del caso?I pm stanno lavorando, sono andati di nuovo alla Nato per avere collaborazione su tutta una serie di elementi che ancora non sono chiari. Purtroppo però non è un lavoro semplice, sono passati trent’anni per tutti. Anche per le carte e per i luoghi in cui si vanno a cercare le dichiarazioni. Le attività dei magistrati si sono comunque allargate, con nuove rogatorie che stanno facendo nei confronti della Francia e degli Stati Uniti. Perché si sa per certo che il velivolo Awaks che quella notte stava nel cielo tra la Corsica e la Sardegna, oscurando i tratti di spazio aereo lungo i quali si sarebbe svolto l’avvicinamento per l’attacco finale al velivolo civile, era americano. Quindi non escludo che, malgrado le dichiarazioni di Cossiga, la ricerca della verità su quello che successe il 27 giugno 1980 debba passare anche da Washington. Tra l’altro, c’è da registrare una promessa di collaborazione da parte del ministro degli esteri francese.Evidentemente le parole di Cossiga, riprese anche da un filmato di Giampiero Marrazzo, hanno attraversato le Alpi. E devo dire grazie al ministro Kouchner, che ha preso atto delle lacune che ancora persistono in questa vicenda e ha dichiarato la sua collaborazione. Non posso però dimenticare che anni fa, quando ce n’era veramente bisogno, le risposte che la Francia diede alle rogatorie del giudice Priore furono davvero poco esaurienti, per usare un eufemismo. Chiamati a chiarire le insolite attività serali della base aerea di Solenzara, in Corsica, i francesi se la cavarono dicendo che, il 27 giugno di trent’anni fa, il centro chiuse come sempre alle ore 17. E di fronte a comportamenti come questo, quando i magistrati non possono più fare niente, si deve muovere la politica: è quello che io vado dicendo da sempre. In effetti un segnale a livello politico è arrivato dal presidente Napolitano lo scorso 9 maggio.E’ vero. Quando il presidente della Repubblica ha incontrato al Quirinale i parenti di tu
tte le vittime del terrorismo, ha avuto parole di grande importanza per la nostra vicenda, ha riconosciuto quello che è vero. Finalmente a farlo è stato il capo del mio paese, quindi io spero che questa presa di posizione forte aiuti anche il governo italiano a chiedere conto con più forza della verità sull’abbattimento di un aereo civile in tempo di pace.Lei crede che bisognerà aspettare altri trent’anni per ottenerla?Io spero tanto di no. Capisco che i problemi sono molti: sono anche passati trent’anni e a volte non aiuta, tante memorie potrebbero non esserci più. Però potrebbe anche essere che l’incidibile che doveva succedere quella notte, oggi sia più raccontabile. Io spero ovviamente in questa seconda ipotesi.

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