TrendER: le pmi temono la recessione


BOLOGNA, 15 NOV. 2011 – Ci saranno l’economista Ilario Favaretto, Giovanni Dini del Centro studi Sistema di Ancona, Guido Caselli di Unioncamere Emilia-Romagna e il direttore generale attività produttive della Regione Emilia-Romagna Morena Diazzi. Cna li ha scelti per discutere – domani alle 10 a Bologna presso la “Terza Torre” della Regione, in via della Fiera 6 – i dati rilevati da TrendER, l’Osservatorio congiunturale della micro e piccola impresa realizzato con le Banche di Credito Cooperativo e la collaborazione scientifica di Istat sui bilanci di 5.040 imprese associate in regione. Sono dati piuttosto deludenti, che evidenziano la fatica del mercato, soprattutto di quello interno, a riprendersi in questa fase di difficoltà.  E l’aumento del disagio delle micro e piccole imprese, che fa diminuire la competitività e aggravare la tenuta finanziaria in termini di sofferenza.Vincenzo Freni dell’Istituto di ricerche Freni Marketing di Firenze presenterà i risultati del sondaggio che ha testato umori e aspettative dei piccoli e medi imprenditori. L’andamento dei primi sei mesi evidenzia che la ripresina in atto a inizio anno, si sta raffreddando e che il rischio di ricaduta in recessione è dietro l’angolo. Il ritmo di crescita tendenziale del fatturato mostra un indebolimento semestrale che sottintende un rallentamento sistematico e progressivo a livello trimestrale. Il fatturato conto terzi, che si conferma trainante, è la componente che perde slancio proporzionalmente di più. La componente estera, ha finalmente ripreso a tirare anche nelle micro e piccole imprese. Gli investimenti restano in flessione, mentre la ripresa sembra manifestare vitalità più dal versante produzione ed erogazione servizi che dal lato fatturato. In sostanza, si produce di più senza un proporzionale aumento degli introiti delle vendite. Il tentativo di mantenere quote di mercato si gioca presumibilmente più sulla riduzione ulteriore dei margini di attività che non sulle innovazioni e i cambiamenti. Sotto il profilo della Domanda, i risultati semestrali evidenziano che la micro e piccola impresa chiude la prima metà dell’anno segnalando un indebolimento della ripresa partita nel primo semestre 2010. La crescita tendenziale del fatturato complessivo si è ridotta, passando dal +4,5% di fine 2010 al +2,5%. Una ripresa non tale da riportare il livello del fatturato totale ai livelli pre-crisi, né il profilo del fatturato complessivo mostra di migliorare in modo tale da consentire previsioni di un rapido recupero. Il raffreddamento di velocità espansiva che si registra nelle vendite in generale, lo si riscontra anche nell’andamento del fatturato interno e del fatturato conto terzi. In controtendenza, invece, il fatturato estero, che anche nella piccola e piccolissima dimensione osservata da TrendER, ha ripreso finalmente a tirare. Si è interrotta la serie negativa delle variazioni tendenziali: dopo un ridimensionamento come quello registrato nei semestri precedenti, la crescita tendenziale di inizio 2011 risulta per forza di cose elevata (+7,5% rispetto al -18,7% del secondo semestre 2010), ma non tale da riportare l’indicatore su valori apprezzabilmente migliori di quelli molto bassi registrati nel 2010. Si tratta di un dato sicuramente positivo, ma non in grado di rialzare le sorti del quadro generale perché le imprese che si rapportano direttamente con l’estero, sono una netta minoranza. Il fatturato in conto terzi registra nuovamente un aumento (+3,3%) più marcato rispetto al dato totale, ma il ritmo di crescita rallenta in modo ancora più sensibile del dato complessivo (nel secondo semestre 2010 era stato del +7,3%). La dinamica degli investimenti si conferma negativa: gli investimenti totali calano del 3,8% rispetto allo stesso semestre del 2010 e il loro livello ristagna rispetto a quello della prima metà dell’anno, ridimensionandosi decisamente (-18,2%) rispetto a quello registrato nello stesso periodo 2010. Calano ancora una volta più decisamente, gli investimenti in immobilizzazioni materiali (-4,4%) e in particolare gli investimenti in macchinari e impianti (-43,2%). Sul piano dei costi la spesa per retribuzioni mantiene sostanzialmente il ritmo di incremento (+2,6%), mentre quella per consumi aumenta ulteriormente il già deciso tasso di crescita (+10,8%). Dati che confermano come il fatturato non riprenda al ritmo con cui riprende l’attività produttiva. Ciò potrebbe essere l’effetto della riduzione dei margini adottata dalle imprese per non perdere quote di mercato.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet