Tragedia di Castenaso, i due bimbi uccisi da coltellate alla gola


CASTENASO (BOLOGNA), 24 SET 2009 – Sulla buca delle lettere nel condominio di via Mazzini a Castenaso, comune di 14 mila anime nel Bolognese, c’é scritto: "Mingotti Erika, Militello Alessio e Arianna". Solo loro tre. Senza il babbo che da un anno, dopo la separazione dalla moglie, non viveva più lì. E proprio in tre se ne sono andati. Ieri sera Erika, 34 anni e madre di Alessio e Arianna, ha ucciso i suoi due cuccioli rispettivamente di 6 e 5 anni. Poi li ha messi sul letto matrimoniale, con il pigiamino, e si è lanciata dal balcone al secondo piano. In casa solo una lettera, rivolta alla madre, per spiegare che il suo dolore era troppo forte. Forse una depressione latente o un "delirio da rovina" in cui in ogni caso aveva deciso di trascinare anche i figli.Verso le 23.30 ad avvertire per primo il tonfo, netto e cupo sull’asfalto, è stato un vicino di casa. Il suo appartamento è nella scala accanto, ma le pareti sono contigue. "Ero al computer quando ho sentito un tonfo – ha raccontato – Ho aperto la finestra che dà sul garage e ho visto il corpo della donna, in sottoveste, in una pozza di sangue. Subito ho chiesto aiuto. Ma prima non avevo sentito nessun rumore in casa". Entrando nell’appartamento, i carabinieri si sono trovati davanti "una scena drammatica", ha riferito il capitano Francesco Cattaneo, comandante della compagnia dei carabinieri di Medicina intervenuti insieme a quelli del nucleo operativo di Bologna. I corpicini avevano segni di coltellate sulla gola e il pigiama bagnato (anche se la vasca da bagno era vuota, una precisazione fatta dagli inquirenti per ridimensionare l’ipotesi iniziale di un annegamento), mentre macchie di sangue erano sparse in casa. Ma bisognerà verificare se sono della madre, che si è tagliata i polsi prima di buttarsi dal balcone, o anche dei piccoli. Nell’appartamento i carabinieri (coordinati dal pm Marco Imperato, che ha disposto l’autopsia) hanno inoltre trovato il coltello da cucina usato dalla donna e la lettera. Scritta a mano su quattro fogli, Erika rivelava a sua madre la propria volontà di farla finita. "In base a quanto ha scritto nelle lettera non le era più sopportabile vivere per ragioni personali – ha spiegato il procuratore Massimiliano Serpi – Non viene indicato un fatto eclatante. Nella lettera la donna manifesta la sua sofferenza per l’esistenza e dice che avrebbe portato con sé i figli".Un malessere covato da tempo o abilmente mascherato dalla donna? Difficile dirlo. Per l’assessore comunale ai servizi sociali Andrea Biagi, Erika non era in cura dai servizi di igiene mentale. Al contrario, il 12 marzo il suo ex marito – 41 anni e titolare di un negozio di bici alla periferia di Bologna – si era rivolto al Comune per chiedere informazioni sulle procedure per gli alloggi popolari: dopo la separazione il giudice aveva affidato la casa di famiglia alla moglie e ai due figli. Ma niente di più. Anzi, per amici e vicini Erika era una donna molto carina e dolce, e una mamma impegnata ma sempre presente. Ogni mattina accompagnava i bambini a scuola (Alessio dal 15 settembre era in prima elementare alla scuola Marconi, Arianna alla materna Bentivogli), poi andava a lavoro e poi li riportava a casa. "Era una che sgobbava", ha ricordato un altro vicino di casa.Dallo scorso anno la donna portava Alessio agli allenamenti di mini basket e rimaneva in palestra, per tutta la lezione, seduta sulle tribune. Anche ieri pomeriggio era lì. A fine lezione aveva salutato tutti normalmente, mentre lunedì insieme ad Arianna si era fermata a chiacchierare con la presidente della società sportiva ‘Virtus Castenaso’, Viviana Vaccari. "Mi aveva chiesto dettagli sui nuovi orari dei corsi (al mercoledì sono stati posticipati alle 18, ndr), dicendo che si sarebbe organizzata pur di accompagnare Alessio, ma era come al solito". Due giorni dopo invece il buio, un coltello e un salto nel vuoto. Addio per sempre, tutti e tre insieme.

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