Tra le macerie dell’Aquila


L’AQUILA, 6 APR. 2010 – Stanotte alle 3.32, ad un anno esatto dal terremoto che l’ha distrutta, L’Aquila si è fermata. Prima di tutto per ricordare le 308 persone che hanno perso la vita, sepolte sotto il crollo della propria casa. Ma anche perchè il centro storico della città e molti comuni della provincia sono ancora invasi dalle macerie. Il lavoro da fare è ancora lungo, Guido Bertolaso ha quantificato in 8 anni i tempi necessari per il completa recupero, a patto che si proceda a pieno ritmo.Dodici mesi fa, l’Emilia-Romagna ha dato un contributo molto importante ai soccorsi della prima ora. La Protezione civile regionale ha impiegato appena 24 ore per allesitre le prime due tendopoli in provincia dell’Aquila. La prima a Villa Sant’Angelo, borgo montano di 400 anime dell’entroterra completamente spazzato via dal sisma. Diciassette i morti solo qui. La seconda tendopoli a Sant’Eusanio Forconese, a 3 chilometri di distanza. Un paese distrutto trasformato in una piccola cittadella della speranza, con posti letto, mense, ospedali da campo e anche luoghi di aggregazione, per trascorrere il tempo.E assieme al dramma, alle vittime e ai problemi che il sisma ha causato, gli aquilani stanotte hanno voluto ricordare anche l’impegno di chi – per ben sei mesi – ha lasciato le proprie famiglie per sostenere chi in quel momento aveva più bisogno. C’era chi provvedeva a distribuire i pasti per 1000-1200 persone, ogni giorno a colazione, pranzo e cena. Ma anche chi si occupava di fornire informazioni a chi aveva perso tutto e non sapeva cosa fare. Perchè, magari, da un momento all’altro non aveva più la casa. Oppure perchè non poteva riprendere la propria attività, ma si trovava a dover comunque pagare bollette e fatture.

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