Torna Razzoli: grande festa a Malpensa


MALPENSA (VA), 3 MAR. 2010 – La banda che suonava l’inno di Mameli, una gran ressa di tifosi avvolti in bandiere tricolore, telecamere e flash dei fotografi: è stata trionfale l’accoglienza per Giuliano Razzoli, sbarcato all’aeroporto di Malpensa dopo il viaggio da Vancouver, dove ha conquistato la medaglia d’oro olimpica – l’unica dell’Italia – nello slalom. "Sono ancora emozionato, non me l’aspettavo: ma a giudicare da questa accoglienza significa che ho fatto emozionare anche voi", ha attaccato Razzoli, 25 anni, che si è presentato nella conferenza stampa organizzata in aeroporto con la medaglia al collo e il volto sorridente e disteso nonostante il lungo viaggio. A Francoforte, di prima mattina, il campione ha perso la coincidenza per Milano di pochi minuti e ha dovuto imbarcarsi sul volo successivo. Ma nell’attesa non si è annoiato. "Gli equipaggi, così come mi è capitato in strada a Vancouver, mi hanno chiesto tutti l’autografo", ha detto, prima di raccontare la gara che sabato scorso lo ha trasformato da grande promessa a erede di Alberto Tomba: "La vittoria è stata frutto soprattutto della voglia di vincere, anche perché – ha sottolineato l’unico azzurro ad aver conquistato un oro in Canada – lo slalom nasconde sempre mille incognite ed è difficile prevedere come andrà a finire". Un messaggio anche per i giovani. "Senza impegno e senza volontà non si arriva da nessuna parte", ha osservato infatti Razzoli, prima di ringraziare allenatori, parenti e amici, "perché un’Olimpiade non si vince mai da soli". A loro ha dunque voluto dedicare la medaglia d’oro, con un affetto particolare per la mamma. A Malpensa è sembrato che stamani si fosse trasferita tutta Villa Minozzo, il paese in provincia di Reggio Emilia che ha scommesso su Razzoli sin dal giorno della partenza per il Canada. Anzi, alla festa con i suoi fan a inizio febbraio, ‘Razzo’ aveva voluto scrivere il suo personale pronostico su un biglietto: ‘medaglia d’orò. Senza scaramanzia ma per darsi la carica, come ha spiegato a Malpensa, "perché non si va ai Giochi per arrivare secondi, altrimenti non si vince". Ora sull’Appennino lo attende una festa. Non vede l’ora, ma "prima – sorride – penso che mi riposerò".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet