Torna il nucleare, anche in Emilia-Romagna


24 FEB. 2009 – L’intesa tra Italia e Francia sul nucleare segna il primo passo concreto per il ritorno dell’energia atomica nel nostro Paese. Un accordo che arriva a distanza di 21 anni dal referendum del 1987 che sancì l’abbandono di questo tipo di produzione di energia. A Palazzo Madama oggi, oltre a Berlusconi e Sarkozy, c’erano i numeri uno di Enel e Edf (Energie de France) che hanno deciso di fare le cose in grande: costruire in Italia almeno 4 centrali di terza generazione entro dieci anni. Un’impresa non facile. La legge delega ancora langue al Senato, così come sarà un percorso lunghissimo quello per l’identificazione dei siti adatti ad ospitare i nuovi impianti. Resta aperto inoltre l’annoso problema dello smaltimento delle scorie. In Italia ancora mancano siti di stoccaggio per inglobare i residui dell’attività atomica dismessa dopo il 1987. Le quattro centrali che si costruiranno saranno di terza generazione, un tipo di impianto che non ha risolto il problema delle scorie e nemmeno quello della sicurezza intrinseca. Non ha, cioè, dei reattori in grado di spegnersi automaticamente nel momento di una possibile perdita di liquido refrigerante. Il pericolo di esplosione, dunque, resta. Così come resta il problema dell’approvvigionamento dell’uranio, una risorsa che è molto scarsa e che con tutta probabilità finirà prima del petrolio. E bene hanno fatto Sarkozy e Berlusconi a dire “uniti contro il terrore”, ma meglio avrebbero fatto a tenere in considerazione che al nucleare è legato il problema della proliferazione atomica: ogni componente che serve per il nucleare oggi commercialmente disponibile è utilizzabile anche per la produzione di bombe atomiche. Nonostante i nodi da sciogliere e i rischi collegati all’atomo, quattro centrali verranno costruite sul nostro suolo. L’Emilia-Romagna ne avrà una? Se vale la risoluzione approvata un paio di mesi fa in Consiglio regionale, la risposta è no. L’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna ha infatti dichiarato “disaccordo e contrarietà all’installazione di centrali nucleari e alla riattivazione della centrale nucleare di Caorso”. Una risoluzione con la quale l’Emilia-Romagna sottolinea di essersi dotata di un “Piano Energetico Regionale che fa leva sul risparmio e sull’efficienza energetica per contenere il fabbisogno e punta all’autosufficienza regionale con l’uso delle fonti rinnovabili e il metano, senza il bisogno di centrali nucleari sul proprio territorio”.Ma se poco o nulla viene fatta valere l’espressione popolare di tutta una nazione tramite un referendum, figuriamoci cosa può contare una risoluzione approvata da una regione. Soprattutto se pensiamo che nel nucleare potrebbero trovare un proprio tornaconto multiutility come Hera e Iride (che in futuro sarà un tutt’uno con Enia). Il modello che ha in mente il governo è infatti quello Finlandese della centrale di Olkiluoto. Non tanto per quanto riguarda la parte tecnologica di realizzazione (piena di inconvenienti che si presenteranno anche da noi), quanto per quella organizzativa dell’impresa. In Finlandia a costruire l’impianto è un consorzio formato da diversi produttori, distributori e grandi consumatori. Aziende che, partecipando alla costruzione, riceveranno la garanzia di energia a prezzo di costo per l’intera vita della centrale. Qui da noi, con un modello del genere, molte realtà potrebbero trovare una porta aperta, comprese le grandi ex-municipalizzate del nord.

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