Torna “167 Contatto”, il futuro multicolore in mostra


REGGIO EMILIA, 9 GIU. 2009 – Inizia domani, con l’inaugurazione di una mostra fotografica, l’edizione 2009 di “167Contatto” il festival dei popoli e delle culture promosso dall’Assessorato Coesione e Sicurezza Sociale del Comune di Reggio Emilia. Alle ore 18 e 30 di mercoledì 10 giugno, presso la stazione, verrà inaugurata la mostra “Reggio Multicolor: il futuro in mostra”: un’esposizione presso di foto, illustrazioni e e racconti che intende raccontare in modo anche visionario la storia di un intero mondo di abitanti piombati nel presente dal mondo che verrà.Come a dire: quale sarà il futuro di Reggio Emilia? Cosa succederà quando gli immigrati di seconda generazione saranno cresciuti? Nella costruzione messa in scena dentro “Reggio Multicolor 2039” vivranno in una dimensione pienamente interculturale, reggiani fra reggiani. Avranno mestieri extraterrestri, intraprenderanno relazioni multietniche, saranno alle prese con marmocchi fanatici di internet.Protagonisti di questa mostra diversi artisti: Irene Russo (ideazione e testi), Monica Carrozzi (foto), Letizia Chianello ed Eloisa Di Rocco (illustrazioni). Durante l’inaugurazione i locali della stazione saranno animati da un live-set recitato a cura di Linda Clara e del performer Matteo Carnevali. La mostra è stata promossa dall’Assessorato Coesione e Sicurezza Sociale all’interno di 167 Contatto ed è stata realizzata con la collaborazione di Hicadv e delle Ferrovie dello Stato. È un’ideale continuazione di “Luoghi Comuni”, esposizione sui pregiudizi razziali ospitata l’anno scorso nello stesso luogo. La mostra continua su internet. Per coloro che sono alla ricerca di suggestioni da portare via, presso l’Edicola-libreria della stazione e in altri punti della città sarà disponibile gratuitamente l’album della mostra, in cui il 2039 è raccontato dalla viva voce dei suoi protagonisti. E’ già online www.reggiomulticolor2039.wordpress.com: chi vuole può lasciare un proprio commento e partecipare alla costruzione del futuro della città emiliana. Visioni di migrazioni. Una mostra fotografica, quindi, che ipotizza l’evoluzione degli attuali processi di integrazione e li presenta come un fatto compiuto, una sfida pienamente vinta. Il presente, il nostro 2009, sarà pertanto osservato da una prospettiva futura e visto come un passato lontano, superato. L’intento è di descrivere potenzialità e disagi della seconda generazione di immigrati e dei giovani immigrati in generale: nell’immaginario comune, infatti, spesso gli immigrati sono soggetti non integrati e diversi, mentre a volte manca una visione a lungo termine che possa fare intravedere la ricchezza di una società fondata sulla multiculturalità. Almeno negli adulti, per i quali lo straniero è spesso minaccioso o esotico, lontani da quella naturalezza relazionale che invece si manifesta ogni giorno nelle scuole, tra le nuove generazioni, per strada. La mostra si compone di più gruppi di opere. Anzitutto sei illustrazioni – realizzate da Letizia Chianello ed Eloisa Di Rocco – dove giovani e giovanissimi reggiani di varia estrazione razziale sono inseriti in improbabili contesti futuristici. I soggetti fotografati sono stati coinvolti grazie alla collaborazione del Centro Reggio Est, della Scuola Media Statale Pertini e delle famiglie. Alle foto sono abbinati otto racconti in prima persona, scritti da Irene Russo, ideatrice e curatrice della mostra. In essi alcuni avatar raccontano il loro presente e ciò che è accaduto nel 2009: le esperienze a scuola, l’apprendimento della lingua, i rapporti con amici e compagni, la relazione con le famiglie, le offese razziste… I racconti sono liberamente ispirati a esperienze reali, raccolte da un confronto con associazioni e referenti del mondo dell’intercultura. Gli avatar danno a questi personaggi consistenza e verosimiglianza, perché rappresentano persone che forse non abbiamo ancora conosciuto, ma che potenzialmente potremmo conoscere, perché sono tra noi. Dietro gli avatar si nascondono persone in carne e ossa che stanno vivendo queste esperienze, affrontano questi disagi e desiderano raccontare la propria storia. Una curiosità: tra le traduzioni disponibili in mostra, vi è una versione dall’aspetto “marziano”, ma che in realtà è in leet, il codice usato in ambito informatico per cifrare i messaggi; in pratica, sono testi comprensibili per l’occhio umano, ma non per il computer. La mostra ospita anche dodici volti degli attuali immigrati (di Monica Carrozzi), ciascuno accompagnato da una microbiografia (nome, professione, origini, anno del trasferimento in Italia) e soprattutto dal suo “pantone”: ovvero, da un etichetta che riporta il colore e il codice cromatico della sua pelle. Una sorta di campionario, dove le identità passano in secondo piano rispetto al dato più appariscente: il colore della pelle. Gli immigrati ritratti sono stati intercettati in via Turri, una zona della città nei presi della stazione ferroviaria a forte presenza di stranieri. L’esposizione dei loro volti è un breve viaggio alla scoperta delle identità di chi solitamente incrociamo, senza stabilire alcun tipo di scambio e dialogo. Nella mostra “Reggio Multicolor 2039” il visitatore può scrutarne finalmente i tratti, solitamente evitati. È un tentativo di scardinare facili cliché legati alla paura del altro. L’idea è stata quella di affrontare il tema sociale con un approccio stilistico contaminato, dove arte, scrittura, comunicazione sociale e approccio pubblicitario si mescolano per proporre una formula nuova, fuori dalle espressioni convenzionali del terzo settore. Nell’intento di coinvolgere in questo modo un target il più possibile ampio. Lo stesso approccio che alcune delle artiste coinvolte in “Reggio Multicolor 2039” hanno adottato lo scorso anno nella mostra “Luoghi Comuni”: una carrellata di stereotipi e pregiudizi razziali, brutalmente piazzati davanti agli occhi dello spettatore insieme da innocui volti di immigrati.LA PAGINA SU FLICKR DI LUOGHI COMUNI

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