Top manager, stipendi d’oro


Ma quale crisi. Per loro proprio non esiste, anzi non c’è mai stata. Stiamo parlando dei top manager delle banche, ma anche delle società pubbliche. Un settore che, al di là dei mille tentativi di trasformazione o privatizzazione, è in costante espansione. Nel 2012, secondo i dati del Sole 24 Ore, le aziende partecipate censite sono quasi 7800, l’8% in più dell’anno precedente, con un costo per il personale che supera i 15 miliardi. Per i dipendenti, certo, ma anche per una bella pletora di amministratori e consiglieri.

Sono 56 quelli di Hera, il gruppo più numeroso in Italia, anche se l’amministratore delegato Maurizio Chiarini con quasi 490 mila euro annui si deve accontentare del secondo posto, alle spalle del collega Roberto Bazzano dell’altra società emiliana Iren. Un vero schiaffo agli italiani che da anni combattono contro la crisi tra lavoro che non c’è e ammortizzatori sociali.

Indignazione che cresce, come dimostrano le 3500 firme raccolte a Modena dal sindacato bancari Fiba-Cisl, nell’ambito della campagna “Se firmi li fermi”, a sostegno della proposta di legge popolare per mettere un tetto massimo alle retribuzioni dei top manager di banche e assicurazioni. Tema, quello delle super elargizioni e dei bonus ai manager, quanto mai attuale. “Basti pensare – raccontano da Fiba-Cisl – che il Gruppo Intesa Sanpaolo ha avviato un piano di acquisto di azioni proprie per distribuire gratuitamente al top management azioni per 18 milioni”.

Sul fronte dei manager pubblici invece scende in campo il consigliere del Pdl, Andrea Leoni, che ripropone la proposta di ridurre d’ufficio del 10% gli stipendi dei dirigenti. “Nel 2009 – attacca Leoni – quando presentai per la prima volta l’ordine del giorno, l’amministratore delegato di Hera guadagna 350mila euro, ora sono 139mila in più”.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet