Tiraboschi: “Primo punto, il lavoro”


I dati Eurostat sull’impatto della crisi sul mercato del lavoro italiano (2007-2013) mostrano come il tasso di occupazione degli italiani sia sceso al 55,6%. “E’ questo il vero problema dell’Italia, ancora più grave del tasso di disoccupazione al 12%” – ha commentato il prof. Michele Tiraboschi – “circa la metà della popolazione in età lavorativa ha un lavoro, e con questo lavoro deve mantenere l’altra metà della popolazione, con questi numeri significa che 25 milioni di italiani con il loro impiego mantengono 60 milioni di persone, un sistema non sostenibile”. Un dato, quello dell’occupazione, che la crisi ha aggravato ma che ha sempre caratterizzato il mercato del lavoro italiano, il cui vero dualismo è costituito dal lavoro nero, senza tutele per i lavoratori e che non contribuisce alla fiscalità generale. “Preoccupa soprattutto il dato dell’occupazione giovanile, ferma al 16,3%” continua il docente “questo spiega più del dato del 40% di disoccupazione il disagio dei giovani italiani”. In questo quadro, sottolinea Tiraboschi “la vera criticità non è tanto l’articolo 18 quanto la costituzionalità del tentativo di paralizzare il controllo del giudice sulla legittimità del licenziamento”. Infatti l’articolo 24 della Costituzione recita che “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi” e, sostiene il giuslavorista “il vero nodo è capire se la reintegra è o meno coincidente con il diritto dei lavoratori sancito dalla Costituzione, infatti né la Corte Costituzionale né la carta Ue dei diritti dei lavoratori sembrano andare in questa direzione”.

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