Ti vorrei anche se fossi gay


4 SET. 2009 – “Quello che è accaduto da parte del Giornale di Feltri, cioè un’opera di killeraggio politico-morale del direttore dell’Avvenire accusato di omosessualità, è sintomo di una barbarie culturale. Dopodiché, però, non posso non aggiungere a questo che la persona in oggetto, cioè Dino Boffo, è uno di quelli che, più di altri nel nostro Paese, si è fatto campione di omofobia. Quindi ciò che è stato scoperchiato è un verminaio di ipocrisia tipicamente italiana. E’ un esempio perfetto della grandissima ipocrisia presente all’interno degli ambienti ecclesiastici sul tema dell’omosessualità. All’interno della Chiesa e del Vaticano, abbiamo infatti figure di primissimo piano che sono omosessuali e che si schierano in prima fila nel combattere la dignità delle persone omosessuali”.Essere diversi – oggi, in Italia – è sempre più un problema. Chi non appartiene alla maggioranza, chi si discosta dalla norma, è abituato fare i conti con il disprezzo e l’ostilità. Quello che stupisce è però la forma con cui questo disprezzo viene manifestato. Ha fatto scalpore l’aggressività dell’attacco del Giornale a Dino Boffo, costretto a rassegnare le dimissioni da direttore dell’Avvenire. E fanno orrore gli episodi di violenza anti-gay che nelle ultime settimane hanno come epicentro Roma ma coinvolgono tutto il Paese.Ne abbiamo parlato con Sergio Lo Giudice, che della diversità non ha avuto paura, ma ha speso la sua vita a difenderla. Abbiamo deciso di intervistarlo per via della sua lunga militanza, prima al Cassero di Bologna e poi all’Arcigay, che ha guidato per 9 anni e di cui è tuttora presidente onorario. Ma soprattutto per la sua scelta di visibilità, che gli ha permesso di raggiungere la presidenza del gruppo consiliare del Partito Democratico al Comune di Bologna. Come vive questo momento in cui i diritti gay sono sotto attacco e le coppie o i singoli ragazzi omosessuali vengono aggrediti per strada?E’ innegabile che nel nostro Paese sia in atto un fenomeno di recrudescenza dell’omofobia. Nel senso che l’omofobia, cioè l’insieme di quei comportamenti discriminatori che spesso sfociano in atti di violenza nei confronti delle persone omosessuali, è sempre stata patrimonio del nostro Paese. Finché le persone omosessuali vivevano nell’ombra, l’omofobia si manifestava più come una sorta di cappa sociale che impediva l’espressione della libertà delle persone. Solo che poi hanno cominciato ad uscire allo scoperto, a girare per strada magari mano nella mano in coppia, oppure a frequentare locali pubblici visibili sulla strada. Ed ecco che la repressione sociale più o meno silenziosa di prima si è trasformata nel gesto di violenza di adesso. Inoltre è innegabile che ci sia stato anche un aumento delle denunce: una volta chi veniva insultato o picchiato in quanto omosessuale, difficilmente denunciava pubblicamente questa cosa, soprattutto se era veramente omosessuale e quindi temeva più lo stigma sociale che non le violenze fisiche. Siamo in un periodo in cui a non essere tollerate sono ormai tutte le minoranze: gli immigrati vengono discriminati in quanto tali, i gay solo quando decidono di non nascondersi. Cosa ne pensa?Sicuramente in questo momento in Italia il senso di precarietà e di insicurezza economica contribuisce anche ad un irrigidimento identitario. Su Repubblica di ieri (giovedì 3 settembre, ndr) c’era un articolo molto interessante in cui Adriano Sofri diceva che in fondo in fondo questo comportamento è riconducibile all’identità del maschio italiano, che si sente il difensore della normalità, di quell’onore e di quell’identità dominante un po’ poveretta ma consolidata nel tempo. E in quest’ottica diventa lecito, se non giusto, punire gli immigrati che vengono a rubare le nostre donne o i gay che minano, per così dire, la linea difensiva. Quindi l’Italia è sempre stato un paese omofobo?Diciamo che lo è nella misura in cui lo sono sempre stati gli altri paesi occidentali. Le aggressioni contro gli omosessuali si registrano infatti anche negli altri paesi europei e negli Stati Uniti, ma sicuramente in Italia la totale assenza di una copertura legislativa e quindi di un riconoscimento pubblico e sociale della dignità delle persone omosessuali agevola gli atti di violenza. Le istituzioni e le forze politiche hanno quindi una responsabilità molto precisa, ma finora non sono riuscite a fornire alle persone omosessuali le leggi che chiedono e che vanno nella direzione non solo di garantire specifici diritti, ma anche di rimarcare che l’omosessualità è una condizione degna della tutela di una normativa. All’indomani dell’ultimo attacco alla Gay Street di Roma, Pier Luigi Bersani ha chiesto con forza al Parlamento di approvare al più presto la legge sull’omofobia. Lei ha deciso di sostenere l’ex ministro nella corsa alla segreteria del partito, ma dal suo blog ha detto che le sue posizioni sul matrimonio gay sono "segnate da un’insopportabile mancanza di coraggio e dall’incapacità di articolare concretamente la bandiera sventolata della laicità". Qual è, quindi, la ragione della sua scelta?Credo che la posizione di Bersani, di fronte a queste violenze, sia stata molto chiara. Altrettanto chiaro è che sul tema matrimoni e adozioni noi in questo momento chiediamo ai vertici del Pd uno scatto in avanti rispetto alla linea attuale del partito, ferma alla richiesta di una legge sulle unioni civili e sulle coppie di fatto. Su queste questioni c’è comunque un dibattito aperto e io, assieme ad altri che come me sostengono con convinzione la candidatura di Bersani, stiamo facendo la nostra parte affinché le posizioni autenticamente laiche che lui esprime si traducano in atti molto concreti e si arrivi finalmente, anche all’interno del Partito Democratico, a rompere quel tabù che impedisce ancora oggi di parlare di estensione del matrimonio civile anche a coppie dello stesso sesso. Io credo che Bersani sia la persona che più di altre possa comprendere questa necessità e aiutarci a far fare al partito questo passo in avantiLa violenza contro i gay non ha risparmiato l’Emilia-Romagna, da sempre una delle regioni più gay friendly d’Italia (vedi l’aggressione a Rimini). Avete intenzione di affrontare il problema all’interno del Consiglio comunale di Bologna?Al Consiglio Comunale di Bologna abbiamo più e più volte espresso posizioni politiche al riguardo. Nello scorso mandato abbiamo approvato, alle volte anche all’unanimità, ordini del giorno di totale condanna dell’omofobia e di richiesta al Parlamento italiano di una buona legge. A livello regionale, si deve però, anche in questo caso, rompere un’inerzia, che è quella dell’approvazione della legge sulle pari opportunità. Si tratta di un testo già pronto, quello a cui ha lavorato la compianta assessora Paola Manzini, che aspetta solo di essere discusso in aula e votato, che è fermo da mesi e su cui è bene che il Consiglio regionale rimetta mano prima della fine del mandato.

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