Testamento biologico: un principio di civiltà come il divorzio nel 1974


REGGIO EMILIA, 25 SET 2009 – Trovo offensivo che qualcuno giudichi folcloristico che un Comune si occupi del testamento biologico, perchè questo riguarderebbe le aspirazioni personali dei cittadini. Si tratta invece di terribili sofferenze, fisiche e psicologiche, di persone e famiglie e della probabilità che in questo campo entri in vigore una legge disumana e crudele. Forse si pensa che sia eticamente giusto ( esempio perfetto di doppia morale ) che avvenga quello che il Sen. Marino ha raccontato in pubblica conferenza: in molti " pronto soccorso " del nostro paese ci sono medici pietosi, che risolvono il problema in maniera umana, quando mancano gli occhiuti moralizzatori della vita altrui. In questo paese, dove spesso si confonde il perdono con il condono, alcune cose si fanno, ma non si possono certo dire!Su due cose, tra le molte importanti al riguardo, voglio soffermarmi: nella legge Calabrò torna "l’etica di Stato" e di conseguenza si viola gravemente la libertà individuale. In anni ormai lontani il mondo cattolico quotidianamente sosteneva l’ assoluta priorità della persona rispetto allo Stato, perchè non si poteva prevaricare nè imporre qualcosa di inaccettabile per la coscienza personale.Questo principio è entrato nella Costituzione, garantendo il diritto inviolabile della persona rispetto alla propria salute e alla propria vita. Forse qualcuno può imporre ad un Testimone di Geova di fare una trasfusione di sangue o a chi non vuole amputare una gamba di farlo per salvarsi? In questi casi non si parla correttamente di eutanasia e invece se ne parla scorrettamente a proposito di chi rifiuta cure o trattamenti medici ritenuti disumanizzanti dall’ unico titolare di questo diritto, cioè appunto chi è malato e sofferente.Il secondo ragionamento è ugualmente semplice: la legge Calabrò impone a tutti un certo comportamento (etica di Stato), mentre la legge Marino consentiva a chi esprimeva chiaramente e a precise condizioni possibilità di scelte diverse. Lo stesso problema venne discusso nel ‘ 74 per il referendum sul divorzio: si trattava di una legge di libertà, perchè prima il divorzio era proibito per tutti, dopo era possibile solo per chi voleva farlo. Chi dunque di fatto privilegia la coscienza e le convinzioni personali di fronte alle leggi dello stato? E’ un vero guaio per il futuro della Chiesa italiana appoggiarsi a questo Governo di "atei devoti", come lo è sempre stato, utilizzare il potere politico per puntellare convinzioni e adesioni deboli e vacillanti. Si tratta di un brusco ritorno al passato, perchè in realtà in questo scambio politica – religione il vantaggio maggiore è sicuramente del Governo Berlusconi.

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