Testamento biologico. Non si arriverà a una legge condivisa


6 MAR. 2009 – “Siamo sempre stati ignorati, nessuno dei documenti da noi stilati ha mai avuto peso nelle scelte di bioetica del Parlamento”. A parlare è Carlo Flamigni ordinario di Ginecologica e Ostetricia all’Università di Bologna. Una delle quaranta teste pensanti che compongono il Comitato nazionale di Bioetica, un organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha il compito di fornire pareri e di orientare la produzione di testi legislativi che riguardano la pratica medica e biologica. Consigli che hanno il fine di tutelare i diritti umani e di evitare gli abusi sulla persona. Ma questa squadra di esperti che sui problemi dei rapporti tra scienze della vita, etica e giurisdizione ha speso una vita, rimane lettera morta. “le leggi – continua a spiegarci Flamigni – non sono mai ispirate alle nostre opinioni, le quali, molto spesso non ci vengono nemmeno richieste. Un lavoro, il nostro, relativamente inutile. Le nostre opinioni vanno a scontrarsi contro la realtà molto brutale della politica e lì tutto si ferma”. Professore, secondo lei si arriverà, da parte del Parlamento italiano, alla stesura di un testo di legge che rispetterà la Costituzione, in particolare il suo articolo 32? Penso che non si arriverà a una legge condivisa in quanto c’è troppa differenza su un punto fondamentale: che cosa si intende per alimentazione e idratazione artificiale. Secondo tutte le associazioni internazionali, e anche quelle italiane, che se ne occupano si tratta di cure e terapie vere e proprie. Per il Vaticano, e di conseguenza per tutte le formazioni politiche che sostengono la posizione cattolica, le cose stanno in modo diverso. Non si tratta di cure, ma di una forma di assistenza che non può essere sospesa in virtù del valore morale che assume, ovvero il riconoscimento dell’altro come persona. Da qui l’obbligatorietà a proseguire a oltranza con i trattamenti, proprio per tenere conto della dignità della persona umana. Su questo punto c’è un disaccordo fondamentale. La legge certamente uscirà con i tratti che le ho appena delineato. Per questo c’è già chi pensa di portarla all’esame della Corte Costituzionale oppure di sottoporla al giudizio dei cittadini tramite referendum. L’Italia ha veramente bisogno di una legge sulla “fine della vita”? Non si potrebbero lasciare già le cose così come stanno? L’Italia, come altri paesi non ha una legge chiara che regoli il problema della protrazione delle cure e nemmeno il problema dell’eutanasia, del suicidio assistito. I medici, di conseguenza, si comportano a seconda dell’attenzione che c’è su di loro. Fanno una sorta di eutanasia mascherata da aumento dell’assistenza anti dolorifica. Ma cessano automaticamente di applicare tale procedimento se su di loro arriva l’attenzione dei media. Credo ci sia bisogno di una tutela dei diritti. Ma ho la sensazione che i diritti dei cittadini in questo paese siano tutelati sempre di meno. C’è stata una legge che ha violato quelli relativi all’inizio della vita. Una legge di certo non laica. Ora stiamo arrivando a condizioni analoghe sul tema della fine della vita. Mi chiedo quali altri diritti dei cittadini verranno violati. L’Italia è un Paese in teoria laico. In nome della laicità una ideologia o una religione non dovrebbe mai essere privilegiata a scapito delle altre. Ma non è così. Si sta molto attenti a cosa dice il Vaticano e completamente disattenti a quello che dicono le altre religioni o gli agnostici o gli atei.

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