“Tesoro, mi si è ristretto il manifatturiero”


REGGIO EMILIA, 31 MAR. 2009 – Desertificazione di distretti industriali, tzunami occupazionale, settori che rischiano di diventare bonsai. Sono tutte espressioni per indicare un unico fenomeno: la crisi economica. “Ma il problema non sta nelle figure retoriche, sta nel fatto che non si può continuare a negare l’esistenza della crisi fingendo di vivere in una favola anziché nella realtà”. Sono le parole di Susanna Camusso, segretaria confederale della Cgil. L’accusa di vivere tra le nuvole è rivolta al Governo italiano le cui politiche sono giudicate dal sindacato insufficienti e inadeguate per far fronte a una crisi che deve ancora conoscere i suoi momenti peggiori.Le proposte del sindacato per rilanciare l’industria sono state presentate oggi a Reggio Emilia nel corso dell’assemblea nazionale dei delegati Filcem-Cgil, quella parte del sindacato che si occupa dei lavoratori della chimica, dell’energia e delle manifatture. Al centro dell’iniziativa il settore del manifatturiero italiano che vede cali di produzione in tutti i suoi rami. I dati dell’ultimo semestre del 2008 parlano di un -18,2% per il vetro, -14% per le materie plastiche, -11% le ceramiche, -29% la gomma, tra il 15 e il 40% la concia.“L’Emilia-Romagna, è una delle regioni che sta pagando più pesantemente questa crisi”, ci ha spiegato Susanna Camusso. “Questo per via del suo sistema industriale in cui gioca un ruolo molto importante la media impresa, con i suoi investimenti, le sue innovazioni e l’ampia presenza all’estero. Sul sistema emiliano si ripercuote sia la crisi strutturale italiana, sia la caduta della domanda estera. Per questo in alcuni settori della regione la crisi si fa sentire di più che in altre parti d’Italia. Politiche di credito e politiche industriali diverse – ha concluso la dirigente del sindacato – servono proprio per non gettare via il lavoro di innovazione e presenza internazionale che si è costruito negli anni”Manifatturiero in Emilia-Romagna vuol dire soprattutto ceramica. Sono 5500 i lavoratori della regione che si trovano in cassa integrazione, in prevalenza ordinaria. A questi si aggiungono i 1700 dipendenti, su 1900, della Cooperativa Ceramica d’Imola che hanno firmato un contratto di solidarietà (un’altra modalità di riduzione dell’orario di lavoro). Emblematiche sono le vicende della Iris di Sassuolo e dell’Emilceramica di Fiorano Modenese. “La prima ce la siamo messi alle spalle”, ci ha raccontato Giordano Giovannini, segretario generale Filcem e Filtea Emilia Romagna, “la seconda è vicina all’essere conclusa con nessun licenziamento e con la riorganizzazione e salvaguardia delle capacità produttive, che è la linea sulla quale istituzioni e parti sociali si stanno muovendo in Emilia-Romagna”. Da affrontare ancora rimane la situazione della Fincuoghi di Bedonia, in provincia di Parma. Una crisi che coinvolge un’intera vallata. “Il dato più preoccupante”, ha continuato Giovannini, “è quello del settore del vetro, sempre nel parmense. Siamo di fronte all’ennesimo processo di ristrutturazione che può portare a una perdita di un’esperienza industriale che è storica per quel distretto”.Mantenere il potenziale produttivo delle aziende evitando i licenziamenti è il proposito su cui si basano le proposte avanzate dalla Filcem-Cgil. “Per questo chiediamo più fondi per la cassa integrazione, esempi di solidarietà generalizzata, un fisco che faccia la sua parte”, ha detto Alberto Morselli segretario generale Filcem Cgil, “ma poi, a crisi terminata, c’è bisogno di pensare ad investimenti strategici e concentrare sin da subito le risorse sulla ricerca, sull’innovazione dei prodotti, sui brevetti e sulla formazione permanente.”

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