Terziario, 300 pmi rischiano di chiudere i battenti


 

Fiere, sagre, circoli con la somministrazione di cibi e bevande, sono tra i principali fattori del calo di fatturato delle imprese. Ma pure mercati agricoli e del ‘riuso’. Trecento le piccole imprese modenesi, suddivise tra commercio e pubblici esercizi, che a fine 2014, rischiano di cessare l’attività per sempre. E la causa di questo ulteriore duro colpo, che si profila ai danni dell’ossatura economica del territorio, è da ricercarsi nella concorrenza sleale e spietata, esercitata da altre ‘attività’, quali: mercatini degli hobbisti o del riuso, attività temporanee di vendita di prodotti agricoli, di somministrazione di cibi e bevande in fiere, sagre, feste di paese, circoli privati e/o associazioni. Si tratta di forme commerciali, note e disciplinate da leggi e normative sia statali che regionali. Ma che godono, di procedure molto più snelle rispetto a quelle tradizionali, che non soggiacciono al carico burocratico che affligge le imprese e che, soprattutto, beneficiano di regimi fiscali di assoluto favore. Accanto alle 300, vi sono poi oltre 4.000 aziende, sempre della Provincia di Modena che, pur non rischiando di chiudere, individuano nei ‘regimi agevolati’, la principale componente atta a deprimere, unitamente alla congiuntura economica negativa in atto, il giro d’affari del proprio esercizio. Non bastasse questo, alla concorrenza sleale esercitata dalle attività descritte, si aggiungono poi le difficoltà derivanti dai fenomeni dell’abusivismo commerciale e della contraffazione – del tutto illegali – che sul territorio impattano su circa 1.500 pmi modenesi del commercio. I cui effetti devastanti risultano la principale causa della perdita di ricavi.

 

Sono solamente alcuni dei gravi dati emersi dallo studio curato da Nomisma per conto di Confesercenti Modena. Dati che saranno presentati in occasione dell’iniziativa “Stop Abusivismo”, in programma lunedì 24 novembre 2014, quando verrà illustrata l’indagine condotta dall’ente di ricerca “L’impatto dell’abusivismo commerciale e delle attività ‘agevolate’ sull’economia della provincia di Modena. L’indagine fa luce per la prima volta sui fenomeni di abusivismo commerciale e contraffazione e sulle ripercussioni che hanno sulle imprese le attività a regime agevolato. L’analisi è stata contestualizzata su scala provinciale attraverso un sistema di indagini dirette su imprese, referenti comunali del commercio e polizia municipale. Nomisma ha stimato che, il numero di manifestazioni ludico-ricreative – quali sagre, fiere, feste di paese e/o altri eventi – organizzate e presenti ogni anno a Modena e provincia sono oltre 1.200. Di queste, risultano essere più di 800 quelle in cui, si effettua la somministrazione di cibi e bevande mediante attività in forma temporanea e che quindi in un qualche modo vanno ad intaccare l’attività dei pubblici esercizi. In termini di giornate poi i numeri impressionano, perche sono quasi 2.600 i giorni legati a tali manifestazioni. Questo significa che in ogni comune in media vi sono 55 giornate ogni anno con eventi quali feste, sagre, fiere.

 

Tali numeri testimoniamo quanto sia fondata la preoccupazione delle imprese: la somministrazione di cibi e bevande in sagre, fiere, nonché nei circoli, è l’attività che, nella percezione degli imprenditori, il 59% ha questa opinione sottrae più di ogni altra causa giro d’affari ai pubblici esercizi. La valutazione delle imprese a riguardo, è legata al forte aumento di manifestazioni, del genere che vengono autorizzate come semplice strumento di promozione/attrazione con sempre più scarsi legami con le eccellenze o tradizioni del territorio. Guardando invece alla situazione dal punto di vista degli esercizi commerciali risulta invece che soffrono maggiormente per i fenomeni legati alla vendita abusiva – 49% – e per le vendite effettuate nei mercatini occasionali degli agricoltori e degli hobbisti o riuso: 33%.

 

“I numeri raccolti da Nomisma con le indagini dirette – afferma Silvia Zucconi, Commercio e Consumi Nomisma – parlano chiaro: le imprese del commercio al dettaglio e dei pubblici esercizi soffrono non solo per la congiuntura, ma anche per abusivismo commerciale, contraffazione e concorrenza da parte di attività assolutamente lecite che beneficiano di agevolazioni. Se si considera l’intera regione questi fenomeni sottraggono complessivamente oltre 800 milioni di euro di giro d’affari. Quando la situazione congiunturale è complessa occorre porre al centro questi numeri per valutare con grande attenzione le interdipendenze generate sul sistema imprenditoriale”. “Se abbiamo sentito la necessità di affidare una ricerca a Nomisma su questi temi” – afferma il Direttore Generale di Confesercenti Modena Tamara Bertoni – è stato per dimostrare con dati scientifici ciò che da tempo la nostra associazione sta denunciando: l’abusivismo, l’illegalità e tutte le attività a regime agevolato soprattutto se inflazionate, così come emerge dall’indagine, hanno un impatto fortemente negativo sul complesso delle attività commerciali e turistiche, insopportabile nella fase di crisi che da anni stiamo vivendo. E’ necessario perciò ricondurre alla legalità ogni forma di attività abusiva o comunque fuori dalle regole, intensificando il controllo e la repressione da parte delle Forze dell’Ordine. Ma occorre altresì eliminare velocemente le pericolose sperequazioni che esistono tra imprese e attività a regime agevolato, rivedendo la normativa fiscale che deve individuare, e quindi ridurre drasticamente, i casi di esenzione di attività alle quali non si applica l’IVA o le imposte sui redditi. Inoltre vi è una urgente necessità di regolamentare le attività di somministrazione temporanea, come nel caso di fiere e sagre che vanno sostenute quando sono elemento di promozione del territorio e delle sue eccellenze. Non è pertanto possibile che in ogni comune in tutti i fine settimana prenda vita una rete parallela di somministrazione che si sovrappone a quella dei pubblici esercizi. Tali manifestazioni non possono costituire veicolo per animare i centri storici poiché riproducono in serie vere e proprie attività di somministrazione che calate in un contesto di grave recessione dei consumi, impattano così come dimostra la ricerca in modo grave sulla normale rete di vendita. Vi deve essere un impegno delle Istituzioni e degli organi di controllo affinché le piccole e medie imprese sia messe nelle condizioni di poter operare su un piano di equa concorrenza, consapevoli del fatto che esse sono una parte attiva ed importante della nostra economia, ed intervenendo sia sui regimi autorizza tori, sia sui controlli. E quando necessario sulla repressione.”

 

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