Terso canale


REGGIO EMILIA, 1 SET. 2009 – “Si vuole ‘normalizzare’ tutta la Rai”. Si spiega solo così, secondo il dirigente Rai Loris Mazzetti, la volontà dei vertici Rai di mettere a soqquadro la terza rete. L’ultimo canale rimasto per i telespettatori meno inclini a guardare una televisione sempre più asettica e anestetizzante ha i giorni contati. Il 9 settembre infatti, data del prossimo consiglio di amministrazione Rai, all’ordine del giorno c’è la sostituzione del direttore di Raitre, Paolo Ruffini. “Un ordine che arriva direttamente da Berlusconi, da una cena a palazzo Grazioli in cui sono stati rivisti tutti gli organigrammi dell’azienda”, per Mazzetti è chiaro di chi è la mano che sta cercando di regolare le manopole di Rai3 su nuove sintonie.Già dalla prossima stagione televisiva, dunque, programmi come Report, Chetempochefa, Parla con me potrebbero non trovare più spazio. Gli unici residui di un’offerta televisiva di informazione e di intrattenimento senza filtri potrebbero cioè scomparire dai palinsesti della tv nazionale. Oltre ad essere capostruttura di Raitre, Mazzetti è anche curatore di Chetempochefa, una delle principali trasmissioni a risultare sgradite al partito del Popolo della libertà. “Mi piacerebbe aprire il 2 ottobre, quando ripartiamo, ospitando il presidente del Consiglio. Peccato che lui non venga. Solo perché da noi le domande si fanno al momento, senza costruire vestiti su misura”.Del possibile cambio di regia a Raitre c’è chi ha dato la colpa al Pd, accusandolo di voler procedere alla lottizzazione della rete subito dopo il congresso che eleggerà il nuovo segretario. In realtà l’unico errore della principale forza d’opposizione è stato non rilasciare una dichiarazione congiunta dei tre candidati, Bersani, Franceschini e Marini in cui si escludesse chiaramente qualsiasi desiderio da parte del partito di intervenire su nuove nomine a palazzo Mazzini. E in cui si evidenziasse il buon lavoro svolto da Ruffini, dai dirigenti di Raitre e dal direttore del Tgtre, tutti meritevoli di conferma."Sono sempre stato contro la lottizzazione", sbotta Mazzetti, "ma oggi una vera lottizzazione è da rimpiangere. Lottizzare significa comunque distribuire in funzione delle forze. Siamo andati molto oltre, a prevalere ora è il pensiero unico". L’assalto a Raitre si può leggere come un altro capitolo dell’emergenza democratica che sta toccando l’Italia in questo momento, soprattutto sul fronte dell’informazione. Sono molti i problemi che stanno assillando il premier: le sue vicende personali a sfondo sessuale, il divorzio con la moglie, lo scontro con la Chiesa, la causa intentata contro Repubblica e l’irruenza della Lega Nord e della parte di Pdl proveniente da Alleanza Nazionale. In un Paese in cui la tv è il principale mezzo di fruizione delle notizie, "a Berlusconi farebbe molto comodo poter ricondurre a sé tutta l’informazione televisiva", spiega Mazzetti.Completare l’omogeneizzazione della tv di Stato è l’unica motivazione comprensibile che sta dietro la sostituzione del direttore di Raitre Paolo Ruffini. Un cambio che non è legato a scadenza di mandato e nemmeno a nuove esigenze editoriali o professionali. “Oggi le linee editoriali della Rai – continua Mazzetti – sono esattamente le stesse che c’erano ai tempi di Cappon direttore generale. A Raiuno è arrivato il nuovo direttore Mauro Mazza perché Delnoce, che l’ha preceduto, era ad interim, il suo ruolo principale era dirigere Raifiction. A Raidue, Marano è stato sostituito in quanto chiamato a fare il vicedirettore generale della Rai. Per quanto riguarda Raitre l’esigenza di nuove nomine non c’è".La sostituzione del direttore della rete, Paolo Ruffini, sarebbe inoltre un’altra mazzata alla credibilità del servizio pubblico. In una nota i dirigenti di Raitre denunciano che una tale decisione metterebbe "in discussione la continuità di una linea editoriale vincente in termini di qualità, ascolti, immagine, innovazione e rispetto delle compatibilità economiche. Risultati che hanno fatto di Raitre la rete più identificata dai telespettatori con la missione di servizio pubblico".

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