Terrorismo. Arresti domiciliari per la pentita Br Cinzia Banelli


14 APR. 2009 – Cinzia Banelli potrà lasciare il carcere di Sollicciano nelle prossime ore o al più tardi domani, e comunque non appena le sarà notificato il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza presieduto dal giudice Albertina Carpitella che si era riunito il sette aprile scorso. A dare parere favorevole al provvedimento sono state sia la procura generale di Roma sia quella di Bologna. A Cinzia Banelli, secondo il programma di protezione concesso dal Viminale, sarà assegnata una nuova identità, le sarà riconosciuto un sussidio, e sarà trasferita in una località segreta insieme con il figlio di cinque anni e il marito. Banelli, 45 anni, è detenuta dal dicembre del 2006 nel carcere di Sollicciano a Firenze, dopo che era diventata esecutiva la condanna a 12 anni di reclusione per l’omicidio del professor Massimo D’Antona.Una prima richiesta ai domiciliari era stata respinta dalla Sorveglianza di Roma il 24 gennaio dello scorso anno perché secondo i magistrati la pentita avrebbe dovuto fruire di una serie di permessi e la conseguente valutazione. Cosa che ha fatto in questo periodo lasciando il carcere una volta al mese per raggiungere la famiglia.Cinzia Banelli, la “Compagna So” nella clandestinità ex brigatista e adesso madre a tempo pieno e in libertà, ex dipendente ospedaliera a Pisa, finì in carcere il 24 ottobre del 2003 in seguito agli sviluppi delle indagini dopo l’arresto di Nadia Desdemona Lioce, la brigatista che sta scontando due ergastoli per gli omicidi Biagi e D’Antona. Nell’estate 2004, dopo aver partorito un figlio mentre era detenuta, cominciò a collaborare con gli inquirenti, diventando la prima pentita delle Br. Decisiva fu la rivelazione delle password che consentirono agli investigatori di decrittare l’archivio delle Br. Banelli venne coinvolta anche nell’inchiesta per l’omicidio del professor Marco Biagi, ed era stata condannata in appello a Bologna a 15 anni e 4 mesi di reclusione, sentenza annullata dalla Cassazione perché non le era stata riconosciuta l’attenuante speciale della collaborazione. Il 12 marzo del 2008 un nuovo appello a Bologna la condannò a 10 anni e cinque mesi, ma le fu riconosciuta l’attenuante speciale per i collaboratori di giustizia. Ha scontato oltre un quarto della pena.Sia la decisione del ministero dell’Interno di concederle il programma di protezione due anni fa (all’epoca del governo Prodi, sottosegretario Marco Minniti) sia quella giudiziaria conclusasi oggi con la concessione dei domiciliari chiudono una vicenda che andava avanti da anni. Per due volte, con il governo di centrodestra, la richiesta del programma di protezione avanzata dalle Procure di Roma e Bologna era stata respinta.

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