Terim, i sindacati: “Eg-Italy non rispetta gli accordi”


Il sindacato ha mantenuto i patti: ha lavorato per l’accordo sulla cassa integrazione in deroga e trovato fino adesso 115 lavoratori in uscita volontaria, un numero anche maggiore rispetto a quello che servirebbe in questo momento. L’egiziano no, non ha versato il milione di euro pattuito che servirebbe a pagare le buone uscite e le prime assunzioni per avviare di nuovo la produzione nello stabilimento di Rubiera, che da più di 18 mesi non vede uscire una una cucina. Insomma dopo che a dicembre la vertenza Terim sembrava avere imboccato la strada giusta, ora siamo di nuovo allo stallo. Forouk Khaled, attreverso la Eg Italy, aveva firmato con le parti sociali un accordo per l’acquisizione dello stabilimento di Rubiera, con 201 lavoratori che sarebbero entrati nella nuova azienda e 137 in mobilità volontaria con incentivo all’esodo. Un risultato ottenuto con lunghe trattative che ora sembra vanificato. I sindacati ritengono l’accordo più che valido, alle istituzioni chiedono ora di fare leva sull’imprenditore egiziano.

 

I sindacati sono preoccupati e parlano senza mezzi termini di dramma sociale: persone costrette a vivere con i 700 euro al mese della cassa integrazione, opportunità che se ne vanno per quei lavoratori disposti ad uscire dall’azienda ma per i quali non sono ancora scattate le procedure di mobilità e i conseguenti incentivi utili per una nuova collocazione. In alto mare anche il piano di riconversione dello stabilimento di Baggiovara.

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