Terim, al via la trattativaad oltranza


MODENA, 28 GIU. 2013 – Una trattativa ad oltranza per trovare la quadratura del cerchio una volta per tutte. La vicenda Terim otrebbe essere vicina alla sua conclusione, o almeno così sperano i protagonisti di quest’ultimo tentativo: i sindacati (Fim e Uilm di Modena e Fiom di Reggio e Modena) con tutte le Rsu, le Istituzioni (Provincia di Modena e Reggio) il sindaco di Soliera, i liquidatori a cui l’azienda che produce elettrodomestici è affidata e, ovviamente, i rappresentanti dell’imprenditore egiziano Farouk Khaled, che ha promesso di salvare una parte dell’azienda. Trovare un accordo che regga in tutte le sue parti è complesso: a quanto si è appreso, la buona volontà dell’imprenditore egiziano che ha promesso un impegno concreto per il rilancio non basta ed è vincolata ad altri aspetti della vicenda. Secondo fonti interne, quelli su cui il tavolo di trattativa lavora da ieri sono tre: il prolungamento ulteriore degli ammortizzatori sociali, necessario per dare il tempo a qualsiasi progetto di avviarsi, l’esodo volontario di 135 lavoratori, condizione senza la quale nemmeno l’impresa di Farouk Khaled potrebbe partire e, di conseguenza, un progetto alternativo per questi lavoratori nella riconversione dello stabilimento di Baggiovara.L’idea di fondo è rilanciare entrambi gli stabilimenti Terim: Rubiera con l’imprenditore egiziano e Baggiovara attraverso una riconversione. Progetti ad avvio lento che per reggersi da soli economicamente richiederanno almeno un anno di tempo e, dunque, senza una ulteriore proroga della cassaintegrazione non se ne puo’ fare nulla. Per ora c’è l’ok per i prossimi sei mesi, ma potrebbe non essere sufficiente e le telefonate a Roma, per carpire qualche impegno in più ai Ministeri, si susseguono da ore.Poi c’è la questione lavoratori: l’imprenditore egiziano ha promesso di riportarne al lavoro 200 su 335. A patto, però, che dagli altri arrivi un impegno formale a non avvalersi della legge 2112 che prevede che nel caso di cessione di azienda o ramo d’azienda i rapporti di lavoro già in essere vengano trasferiti al datore di lavoro acquirente. A quanto pare, senza la garanzia di una rinuncia dei 135 lavoratori in più, anche l’egiziano si tirerebbe indietro. Ed è qui che il tavolo si vuole giocare la carta di Baggiovara: quello stabilimento può essere riconvertito in qualcosa di produttivo, con l’aiuto della Regione, attraverso un progetto strutturato, che convinca le imprese ad investire e i 135 lavoratori a rinunciare alle garanzie, in nome di un investimento nel futuro. Un investimento che, però, non si realizzerà immediatamente e che dunque, e si torna al punto di partenza, necessita di ammortizzatori sociali prolungati. Questi i punti su cui la trattativa ad oltranza cerca di trovare una soluzione: tre elementi che devono incasellarsi tra loro per dare un futuro ad un’azienda che altrimenti ha il destino segnato. E i tempi si fanno sempre più stretti.

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