Tere con Memo in Lussemburgo


Tere Group Lux S.A. diventa il quinto distributore del gruppo italiano Tere Group con l’esclusiva oltre che per il Lussemburgo anche per Belgio, Olanda e Germania.

Con la collaborazione diretta della casa madre italiana Tere Group Srl, detentrice della tecnologia, insieme ad UNIMORE (Università di Modena e Reggio Emilia), L.I.S.T. (Luxembourg Institute of Science and Technology) e con altri attori lussemburghesi, la nuova società avvierà un innovativo progetto rivolto alla costruzione di MEMO (Mezzo Operativo Mobile), un camion ad impatto ambientale zero, alimentato con una miscela di gas metano di origine vegetale prodotto da biogas e biodiesel dalle alghe. Nel rimorchio inoltre sarà allestito un impianto per il trattamento delle alghe in “miniatura” che riprenderà esattamente e in scala tutti i dispositivi presenti in un impianto di dimensioni reali.

“MEMO sarà impiegato per tre attività essenziali – spiega Ruggero Marcato, Amministratore Unico di Tere Group Lux S.A. Come mezzo dimostrativo da impiegare nelle fiere di settore e da esporre nelle piazze al pubblico; come strumento per realizzare dei test di compatibilità dei nutrimenti in loco direttamente dai produttori e come veicolo di ricerca scientifica per verificare la possibilità di far digerire ad Algamoil il liquame in uscita dalle stazioni di epurazione”.

L’innovativa tecnologia delle alghe monocellulari Algamoil consiste nel valorizzare i rifiuti organici per produrre prodotti ad alto valore aggiunto. La vita dell’alga si sviluppa in due fasi: la prima, della durata di un giorno è chiamata autotrofa e consiste nel moltiplicare i micro organismi all’interno di tubi riempiti di acqua alti 4 metri e mezzo, i fotobioreattori. Il processo della fotosintesi è ben conosciuto e necessita di due ingredienti: sole e anidride carbonica (un impianto algale di un ettaro di superficie filtra la quantità di CO2 equivalente a un bosco di 150 ettari). La seconda fase, della durata di quattro giorni, è denominata eterotrofa e consiste nello spostare l’alga dal fotobioreattore al fermentatore e quindi nutrirla con residui organici difficilmente smantellabili quali, per esempio, la pollina, residui della vinificazione o il digestato liquido proveniente dalle stazioni di biometanizzazione.

Alla fine del processo si ricava per metà olio vegetale puro di terza generazione pari a circa 1.200 ettari di colza coltivata dai quali ricavare olio combustibile, mentre l’altra metà è un residuo secco che può essere utilizzato quale materia prima per la produzione di bioplastica, anche biocompostabile. Lo scopo non è solo valorizzare gli scarti, ma è anche quello di restituire enormi quantità di terra agricola al consumo alimentare, umano e animale.

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