Teatro, si chiude tra le contestazioni la stagione del Comunale di Bologna


BOLOGNA, 11 GIU. 2009 – “Tutino porta il teatro al fallimento. Salviamo il teatro”, con questo striscione apparso al termine della rappresentazione del ‘Don Pasquale’ di Donizetti, dalla buca dell’orchestra, si è conclusa, così come era cominciata lo scorso novembre, cioè tra le contestazioni dei lavoratori al sovrintendente, la stagione lirica del teatro Comunale di Bologna. Stagione caratterizzata da tagli ai finanziamenti statali con conseguenti cambi di programmazione, litigi, scioperi, richieste di dimissioni, accuse e smentite da una parte e dall’altra, coinvolgimento anche davanti ad un giudice del sindaco Cofferati, presidente della Fondazione del ‘Comunale. E in mezzo a subirne le conseguenze un pubblico che, forse stanco, anche ieri sera ha lasciato numerose poltrone vuote.Lo spettacolo, presentato in collaborazione con la Scuola dell’Opera Italiana (la struttura al centro e forse causa principale dei guai dell’ultimo anno del ‘Comunale’) è piaciuto ed è stato accolto con calore dai presenti: c’era attesa per il debutto nel ruolo del titolo di Michele Pertusi che come di consueto non ha deluso i suoi tanti fan. Il basso baritono parmigiano ha proposto un personaggio forse troppo nobile e a tratti misurato, ma di grande personalità: più avvezzo alla parte tragica dell’anziano signore in cerca di moglie che non a quella comica. Una prova notevole, di grande stile. Come quella di Francesco Meli, il tenore che ha interpretato la parte di Ernesto. Per lui successo personale. Dalla Scuola dell’Opera provengono invece la protagonista femminile Arianna Ballotta, una Norina molto brillante, e il baritono Davide Bartolucci impegnato invece nei panni di un Malatesta camuffato da prete.Un ottimo quartetto dunque guidato però da un direttore, Leonardo Vordoni al suo debutto in Italia, che almeno per la prima mezzora ha fatto sentire ben poco delle loro voci perché sovrastate da un’orchestra che in alcuni momenti è parsa anche poco precisa (forse distratta da troppi problemi sindacali?). Per Vordoni non sono mancati alcuni dissensi. Perfetto invece il coro che Donizetti ha impegnato solo nel terzo atto. La regia, affidata al baritono Alfonso Antoniozzi (la sua seconda), ha avuto alcuni momenti di bel divertimento (la lettera di Ernesto a Norina che arriva con un sms il cui suono è naturalmente un tema donizettiano, o la casa al terzo atto trasformata in un atelier di alta moda dove i cavalli si trasformano in Cavalli). Si replica fino al 17 giugno.

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