Tanzi. Un uomo con le mani in pasta fino all’altro ieri


PARMA, 6 GIU. 2011 – Lo strano caso dell’imputato Tanzi e dell’imprenditore Calisto. Il primo mogio mogio, in silenzio oppure balbuziente alle udienze in processi che lo vedono accusato di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio. Il secondo pimpante e attivo nel lavoro di sempre: fare il padrone d’azienda dirigendone le attività. A scrivere il romanzo sulla doppia personalità del protagonista del più grande crack europeo è stata la procura di Parma. Un’insieme di atti che ora sono stati passati al tribunale di sorveglianza di Bologna, il quale deve decidere se concedere o meno all’ex patron di Parmalat la detenzione ai domiciliari anziché in carcere, dove attualmente si trova.Nelle scorse settimane il team di avvocati di Tanzi ha presentato l’istanza per i domiciliari, insistendo sulle precarie condizioni di salute del loro cliente. La cartella clinica sarebbe tale da far ottenere un regime più tenue. Così come la legge ex Cirielli farebbe al caso dell’ex cavaliere. Conosciuta come "salva Previti" prevede pene alternative alla prigione per i detenuti che abbiano compiuto i 70 anni. Ma la concessione o meno di tali soluzioni più accomodanti è a discrezione dei giudici. I quali tra le mani, ora, si ritrovano un lungo elenco di intercettazioni che dipingono il condannato Tanzi come un uomo con le mani in pasta fino all’ultimo minuto prima dell’arresto avvenuto il mese scorso.La procura di Parma ha infatti scoperto che Tanzi ha continuato a svolgere attività di impresa nonostante il crac del 2003 da 14 miliardi. Un profilo dell’ex re del latte emerso nell’ambito delle indagini sul cosiddetto tesoro d’arte nascosto. "Quando abbiamo attivato le intercettazioni sui personaggi principali di questa vicenda – ha spiegato il procuratore Gerardo La Guardia – ci siamo resi conto che Calisto Tanzi ha continuato a gestire una società ‘uti dominus’, cioè da imprenditore vero e proprio anche se non ne aveva apertamente la titolarità".La società si chiama The Original American Backery Srl, si trova a Parma in Strada Martinella e, già qualche tempo fa, era stata oggetto delle attenzioni della stampa locale. The Original American Backery Srl stando agli accertamenti della procura, è riconducibile ad Anita Chiesi, moglie di Tanzi, e a un imprenditore napoletano, Catone Castrense, il cui padre è da anni amico dell’ex patron.Chiesi e Castrense gestivano la società dolciaria attraverso delle fiduciarie. Per il procuratore Tanzi ne ha avuto fino al giorno delle manette (scattate i primi di maggio) la "gestione integrale", ne ha curato i "rapporti con la grande distribuzione", "le politiche produttive" e "le vendite". La Guardia ha spiegato che nelle intercettazioni il Tanzi imprenditore appariva molto deciso e sicuro di sé "assolutamente diverso dal Tanzi dimesso e sofferente che si è visto nelle udienze del processo Parmalat".

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