Tanzi in prigione, ma è solo un film


PARMA, 4 MAR. 2011 – Calisto Tanzi diventa Amanzio Rastelli e prende le sembianze di Remo Girone. Fausto Tonna si chiama Ernesto Botta ed è interpreato dal pluripremiato Toni Servillo. Parma si trasforma in un’altra città di provincia, la piemontese Acqui Terme. E anche se qui il gruppo alimentare che è sull’orlo del fallimento è la Leda, non si fa fatica a leggere nel film "Il gioiellino", che oggi arriva nei cinema, la storia della Parmalat. Il regista Andrea Molaioli ha infatti voluto mettere in scena il più grande caso di bancarotta che il nostro paese ricordi, una vicenda che si porta ancora dietro degli strascichi legali ma chè già entrata a pieno titolo nella storia italiana.Il titolo della pellicola fa riferimento al rapporto tra l’ex cavaliere del lavoro e la sua azienda. Un legame paterno, di protezione nei confronti della propria creatura, che col tempo si è trasformato in un’ossesione, travalicando i limiti della legalità. Con l’aiuto del mondo politico e finanziario prima e del fido Botta alias Tonna poi, Tanzi-Rastelli le ha tentate tutte per rimanere alla guida di un giocattolo che stava rompendosi. E di fronte alla dura realtà – “Non ci sono più soldi” – segue il consiglio del suo fido compare, mago del falso in bilancio: “Inventiamoceli”. Un dialogo da cui prende il via la truffa per eccellenza, l’inganno nei confronti del mercato e soprattutto degli investitori.Molaioli – ci mancherebbe – condanna senza scampo il comportamento dei due manager e dà a loro la colpa della parabola discendente di Parmalat. Ma nel contempo decide di non assolvere l’Italia e la città di Parma, arrivando a considerarle complici dei crimini di cui Tanzi e Tonna si sono macchiati. L’idea del ragioniere nasce infatti dalla convinzione che "a nessuno conviene controllare". Una sicurezza che si è dimostrata fondata, visto che ha permesso la creazione di un buco di 14 miliardi di euro e un numero di vittime compreso tra le 80 e le 135 mila persone. Coloro che si sono costituiti parte civile nei processi contro gli ex vertici di Collecchio sono riusciti a recuperare il 75% del loro investimento. Ma una più alta soglia di attenzione avrebbe potuto evitare un crac di questa entità: ecco la lezione de "Il gioiellino".

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