Tanzi auguri a tutti


31 DIC. 2009 – Una piccola procura e un piccolo tribunale di una piccola città si trovano a gestire il processo più grande d’Europa. Succede a Parma, dove dal marzo del 2008 nelle aule giudiziarie si cerca la verità sul crac Parmalat. Un buco di 14 miliardi di euro, il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società in Europa. Tutto questo nelle mani di un paio di magistrati. Uno degli emblemi del carente stato di salute della giustizia in Italia. Che anche quando riesce ad arrivare a una sentenza vede vanificato il proprio lavoro da provvedimenti varati all’insegna del "liberi tutti". A Milano una condanna per l’ex patron Calisto Tanzi è già arrivata. Dieci anni in primo grado per aggiotaggio. Ma niente carcere grazie alla legge Cirielli che esonera dalla detenzione gli ultrasessantenni. Un trattamento lievemente diverso, insomma, da quello che altri paesi dedicano ai grandi truffatori. Negli Stati Uniti Bernard Madoff, autore di un crac tre volte più grande di quello Parmalat, è stato condannato a 150 anni di carcere e ora si trova recluso in un carcere della Carolina del Nord. E questo nonostante i suoi settantuno anni.L’Italia, invece, è il paese che nel luglio 2006 ha votato l’indulto, un colpo di spugna che ha condonato una parte di pena relativa a reati commessi fino al maggio 2006. Compresi ovviamente i reati di tipo economico, dalla bancarotta al falso in bilancio. Così che Calisto Tanzi, per fare un esempio, non si è trovato a dover scontare nemmeno le pene inflitte dal Tribunale di Parma in seguito a tre patteggiamenti.Come se non bastassero le leggi già introdotte negli ultimi anni, nuovi provvedimenti in aiuto di chi commette reati tipici dei colletti bianchi sono in procinto di essere emanati. La riforma del processo penale targata Alfano, oltre a voler introdurre il famoso "processo breve-salva Berlusconi", vuole consentire a chi difende un imputato di poter richiedere un numero illimitato di testimoni, senza nessun potere da parte del giudice di stabilire se si tratta di persone indispensabili o no. Un modo sicuro per non far mai volgere al termine un processo. Figuriamoci che Tanzi a Parma chiese la deposizione di 33mila e 436 testi (tutte le parti lese), proposta che fu rigettata dal Tribunale.Intanto, con le leggi che possono cambiare in corso d’opera, a Parma il processo Parmalat va avanti. Cercando di capire anche se di quei 14 miliardi di euro svaniti il Cavaliere si è tenuto qualcosa da qualche parte, magari in opere d’arte o in conti correnti in sud America. Soldi che magari stanno per tornare in patria sotto la protezione dell’ultimo scudo fiscale di Tremonti. Periodicamente il ministro dell’Economia si ricorda degli evasori fiscali. Non inasprendo la lotta all’evasione, bensì con giganteschi condoni per fare rientrare capitali esportati illegalmente all’estero. La "tangente" da pagare allo Stato è di poca cosa: 5 per cento della somma dichiarata, in cambio della segretezza sull’identità dell’evasore e della non punibilità di diversi reati, non solo di tipo tributario. Una manna dal cielo, insomma, per criminali e malavita organizzata.La mafia sta facendo il tifo anche per altri provvedimenti che forse vedranno la luce nel 2010. Primo fra tutti la proposta di legge per limitare le intercettazioni telefoniche. In saccoccia intanto, oltre allo scudo fiscale, si è messa un altro regalo contenuto nella finanziaria 2010 la quale prevede la messa all’asta di quei beni confiscati alle mafie che non è possibile riutilizzare per fini pubblici. Così ora per i prestanome dei mafiosi sarà possibile ricomprare a buon mercato i beni sottratti dall’autorità giudiziaria. Un modo strano di lottare contro la criminalità per un governo il cui presidente vuole passare alla storia come colui che ha sconfitto la mafia.

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