Tanzi a giudizio, l’ora della sentenza


PARMA, 8 DIC 2010 – A sette anni dal crac da 14 miliardi di euro e a 32 mesi dall’inizio del processo, si chiuderà domani a Parma il primo grado del giudizio nei confronti del gruppo dirigente della Parmalat di Calisto Tanzi. Per l’ex patron la procura ha chiesto una condanna a 20 anni di reclusione, per essere stato l’anima "della più grande fabbrica di debiti del capitalismo europeo". Ma i "guai" giudiziari dell’ex cavaliere del Lavoro e croce al merito della Repubblica (entrambi i titoli gli sono stati ritirati in tempi recenti per "indegnità") non si esauriscono qui. A Milano l’ex patron è stato condannato a 10 anni in secondo grado per l’accusa di aggiotaggio, mentre a Parma sono in procinto di essere chiuse l’inchiesta sul Parma calcio e quella sui quadri d’autore nascosti prima del crac del 2003. Continua inoltre il processo nato dal filone turistico dell’inchiesta sul default Parmalat. Durante una delle ultime udienze del processo principale, Tanzi ha polemicamente consegnato ai giudici il proprio passaporto in risposta alla richiesta di arresti presentata dai magistrati milanesi che lo ritengono ancora capace di delinquere e pronto alla fuga. Ma domani a Parma saranno stilati i primi verdetti su un’intera classe dirigente, quella che ha fatto di Parmalat, nell’arco di 13 anni, una multinazionale con interessi in ogni angolo del mondo, ma che ha coperto con falsi e aggiustamenti di bilancio una colossale voragine di debiti. Sono più di 32 mila i risparmiatori che si sono costituiti in giudizio. Oltre a Tanzi, sono 16 gli imputati del procedimento. Per suo fratello Giovanni sono stati chiesti 12 anni di reclusione; 9 anni e 6 mesi per Fausto Tonna, ex direttore finanziario del gruppo, a cui sono state riconosciute le attenuanti generiche equivalenti per la collaborazione dimostrata nel corso della complessa inchiesta; 7 anni e 6 mesi per Domenico Barili, ex direttore marketing; 6 anni per Luciano Silingardi, ex componente esterno del Cda di Parmalat finanziaria; 6 anni per Paolo Sciumé, avvocato ed ex membro del Cda di Parmalat Finanziaria; 6 anni per Camillo Florini, ex manager del settore turistico; 4 anni per Giuliano Panizzi, ex consigliere d’amministrazione di Parmalat Spa; 4 anni per Mario Mutti, che per l’accusa ha consentito con le società di cui era amministratore distrazioni milionarie; 4 anni per Davide Fratta, ultimo dei sindaci del gruppo rimasto nel processo; 3 anni per Paolo Compiani, ex amministratore di Cosal ed Emmegi; 5 anni per Rosario Lucio Calogero, ex revisore della Hogson Landau e poi amministratore di società Parmalat; 5 anni per Fabio Branchi, commercialista ed ex amministratore di società legate alla famiglia Tanzi; 5 anni per Giovanni Bonici, ex Parmalat Venezuela ed ex amministratore di Bonlat; 4 anni per Enrico Barachini, ex consigliere della finanziaria; 2 anni per Alfredo Gaetani, ex presidente di Eurolat; 2 anni per l’avvocato Sergio Erede, che é stato consigliere d’amministrazione di Parmalat. Quando partì l’udienza preliminare erano 71 gli indagati, quasi tutti ex amministratori, sindaci e revisori della multinazionale del latte ai quali fu contestata l’associazione per delinquere, la bancarotta fraudolenta e semplice, il falso in bilancio e le false comunicazioni sociali. L’udienza comincerà nella sala congressi dell’auditorium Paganini alle 9,30. Il collegio presieduto dal giudice Eleonora Fiengo dovrebbe ritirarsi in camera di consiglio già in mattinata.

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