Tagli alla scuola. La Cgil: “Reggio Emilia la provincia più penalizzata”


REGGIO EMILIA, 5 MAG. 2009 – In questi giorni in tutte le Province l’Amministrazione scolastica sta convocando i sindacati per fornire il quadro dettagliato delle ricadute dei tagli previsti dai provvedimenti del Governo. Tagli che si confermano drammatici per tutti gli ordini di scuola. La dotazione organica del personale docente per il 2009-2010 assegnata dal ministero dell’Istruzione all’Emilia Romagna conferma che siamo di fronte, di fatto, ad una riduzione dell’offerta formativa e ad una contrazione del tempo scuola, con un pesantissimo taglio complessivo di 1.637 posti comuni: 265 insegnanti in meno per la scuola primaria; 369 insegnanti in meno per la secondaria di I grado (un ulteriore taglio è previsto in un secondo momento); 427 insegnanti in meno nella secondaria di II grado.Attraverso un comunicato la Cgil di Reggio Emilia ha espresso la propria preoccupazione per come si prospetta il prossimo anno scolastico a livello regionale e in particolar modo nella provincia reggiana. Elvira Meglioli della segreteria Flc Cgil scrive che “a fronte di un aumento della popolazione scolastica di almeno 7.000 alunni previsto per l’anno prossimo, sarebbe necessaria una dotazione organica aggiuntiva di circa 800 posti in più solo per mantenere la situazione esistente”.In Emilia Romagna le aule più affollate. “Si sottolinea – spiega Meglioli – che con queste scelte la media degli alunni per classe nella nostra regione salirà a più di 22 alunni, di gran lunga la media più alta a livello nazionale! Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia la proposta è quella di consolidare l’organico dello scorso anno; i problemi, dunque, riguardano la possibilità di costituzione di nuove sezioni. Per la scuola primaria, pur considerando criteri e parametri oggettivi di suddivisione tra le province, i conti non tornano perché “la coperta è stretta”!”Reggio Emilia la provincia più penalizzata: meno 61 posti normali nella scuola primaria. “Questo perché – ribadisce Meglioli – oltre ai punti fermi degli organici di lingua ed educazione agli adulti, si è dovuto garantire l’organico per le classi a tempo pieno attualmente funzionanti: di conseguenza ne risentono i territori dove il tempo pieno è meno diffuso (a Reggio Emilia copre il 25% dell’offerta formativa, mentre a Modena e a Bologna oltrepassa il 70%). L’Ufficio Scolastico Provinciale ha fatto quanto poteva sulla base delle dotazioni organiche assegnate, garantendo a tutti almeno la quantità oraria di tempo-scuola richiesto dalle famiglie. Ciononostante è evidente che i tagli di risorse e l’eliminazione delle compresenze incideranno negativamente sulla qualità dell’apprendimento e sarà necessaria, in molte scuole, una rimodulazione complessiva dell’organizzazione didattica per rispondere ai bisogni assistenziali, peraltro sempre crescenti, piuttosto che ad un progetto pedagogico-didattico di qualità.”“A completare il quadro si aggiungeranno i tagli del personale ATA, non ancora quantificati ufficialmente a livello provinciale (stimabili attorno alle 100 unità a Reggio Emilia). Tagli che, per certe scuole, metteranno in seria discussione la qualità del servizio ordinario (accoglienza, vigilanza, supporto agli alunni diversamente abili…). E non va dimenticato che, nel travaglio dell’attuale crisi economica, la maggior parte di questi tagli corrisponderà al licenziamento di persone che da anni lavoravano nella scuola, con supplenze annuali.”La nota si conclude con l’elenco degli obiettivi al centro dell’iniziativa sindacale della Flc Cgil: Garantire una scuola pubblica di qualità che risponda alle domande delle famiglie ed ai bisogni formativi degli studenti; Risolvere finalmente il problema del precariato, garantendo continuità all’azione didattico-educativa.Su questi obiettivi il sindacato chiede “la mobilitazione non solo del personale della scuola e dei genitori, ma anche di tutte le forze sociali interessate allo sviluppo del Paese. Si richiede inoltre un intervento forte e puntuale delle forze politiche e degli Enti Locali che non possono dirsi estranei alle sorti della scuola statale, che tanta parte è dello sviluppo democratico e sociale del nostro territorio”.

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