Suor Giuliana e la brigata Manodori


(Prima strofa canzone: Sei minuti all’alba: el gh’è gnanca ciàr, sei minuti all’alba: il prete è pronto già…)Sei minuti all’alba, diceva una struggente canzone di Enzo Iannacci sugli ultimi istanti di vita di un partigiano condannato a morte.Sei giorni all’alba, dice il calendario per i tredici neo consiglieri della Fondazione Manodori, condannati giovedì prossimo a nominare il nuovo presidente.Ma loro, i consiglieri, possono dormire sonni tranquilli, perché non c’è nessun plotone che li aspetti per fucilarli. Anzi: ad attenderli ci sono il prestigio, il ruolo, le corpose benché smagrite casseforti della Fondazione alle quali attingere per elargire donazioni e conquistare debiti di riconoscenza.Eppure quel partigiano scappato l’otto settembre, e poi arrestato in montagna, i suoi ultimi sei minuti di vita nella canzone li trascorre a testa alta e schiena dritta, e bello sarebbe se a lui si riferissero, come esempio da imitare, i tredici della Brigata Manodori. ‘Tocca farsi forza: ci vuole un bel finale’ -dice la canzone-. ‘Dai allunga il passo, perché ci vuole dignità’.Ecco: magari basta un po’ di dignità. A Torino, nella Compagnia San Paolo, una Fondazione che sta alla Manodori come la CNN Mondiale a Telereggio, il sindaco Chiamparino ha nominato nel consiglio generale Angelina Galli, cioè suor Giuliana, responsabile del Cottolengo di Torino e impegnata da una vita ad aiutare le persone in stato di bisogno. Il suo equivalente a Reggio potrebbe essere don Giuseppe Dossetti del CEIS. Facciamolo Presidente della Manodori, giovedì prossimo, e allunghiamo il passo.(Ultima strofa canzone: ‘Tocca farsi forza: ci vuole un bel final. Dai allunga il passo, perché ci vuole dignità’)

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