Suona l’ora del silenzio


BOLOGNA, 27 AGO. 2009 – Vietato criticare la Gelmini. Specie per i presidi. Ai quali è richiesto un comportamento ossequioso nei riguardi dei loro superiori. Soprattutto se si tratta di valutare l’operato di un Ministro. Che la pensi così il deputato del Pdl Fabio Garagnani non stupisce affatto. Che lo stesso punto di vista ce l’abbia il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Marcello Limina fa drizzare un po’ le orecchie. Eppure a quanto pare le cose stanno così. Rispondendo a una lettera di lamentele inviatagli da Garagnani in merito a dichiarazioni anti-Gelmini rilasciate da una preside nei mesi scorsi, Marcello Limina ha scritto: “Condivido il suo pensiero sull’opportunità che un dirigente debba mantenere un rapporto di lealtà nei confronti del suo datore di lavoro e che dichiarazioni contro la politica del Ministero siano disdicevoli”.La preside che Garagnani vorrebbe sulla graticola si chiama Daniela Turci. Consigliere comunale del Pd a Bologna e responsabile Scuola del partito, da anni affianca al suo lavoro di preside il ruolo di rappresentante dei cittadini. Due sfere di attività che, messe una accanto all’altra, secondo il dirigente scolastico regionale Limina sono fonte di problemi. “Era necessario si astenesse da simili giudizi sulla stampa e in pubblico”, ha detto Limina.Frasi che vanno a scontrarsi in pieno con un principio costituzionale quale è la libertà di espressione del proprio pensiero. Tante le reazioni alla notizia delle affinità di vedute tra Garagnani e Limina. Il primo a denunciare le “pressioni” su Daniela Turci da parte del direttore dell’Usr è Andrea De Maria. “E’ incredibile – afferma De Maria – che si pensi di impedire alla consigliera comunale Daniela Turci di rilasciare dichiarazioni”. “E’ dal 1945 – continua il segretario – che in Italia i cittadini sono liberi di svolgere attività politica e di esprimersi liberamente in un regime democratico”.Del vero concetto di lealtà nei confronti dei superiori parla invece l’assessore alla Scuola del Comune di Bologna Simona Lembi. “Leale non vuol dire né essere incapaci di critica e neppure servili. Chiedere ai dirigenti scolastici qualcosa che rasenta la censura e un’obbedienza acritica è un segnale preoccupante, un oltraggio all’intelligenza dei docenti. Siamo di fronte a dimostrazioni muscolari il cui unico vero obiettivo è quello di nascondere i danni che l’attività del ministro Gelmini sta facendo alla scuola”.Alle parole di palazzo d’Accursio fa eco l’assessore provinciale all’Istruzione, Anna Pariani che sottolinea come sia importante per la scuola bolognese avere dirigenti che chiedano a voce alta “di rivedere gli organici assegnati, che non rispondono ai bisogni della scuola, delle famiglie, degli studenti.” “Ci aspettiamo – continua Pariani – lo stesso impegno per la qualità della scuola bolognese dall’Ufficio Scolastico Regionale e Provinciale, nel loro ruolo di funzionari del Ministero, non del Ministro o di una parte politica.”Della situazione attuale della scuola parla anche Giovanni Sedioli, assessore regionale alla scuola. “Non è pensabile limitare, restringere, la discussione sul suo funzionamento, particolarmente in una situazione come quella che stiamo affrontando. I tagli ci sono, le difficoltà indotte sono già evidenti, la discussione è inevitabile e necessaria”. “I Dirigenti – spiega Sedioli – sono rappresentanti delle singole Autonomie scolastiche e si rapportano coi territori di riferimento, con cui stabiliscono relazioni per il miglior funzionamento della scuola assumendo, pur in senso lato, ruoli “politici”. Questo richiede autonomia di giudizio – conclude Sedioli – e libertà di iniziativa nell’ambito della normativa vigente, non appiattimento di consenso sulle linee del governo. Del resto la libertà di espressione del pensiero deve essere garantita a tutti”.Dal canto suo, Daniela Turci ci tiene a precisare che al centro del suo impegno di dirigente scolastico ci sono sempre state “le questioni educative e la buona organizzazione del servizio scolastico” e non “la critica né il dissenso rispetto alle ‘politiche’ dei vari Ministri che si sono succeduti”. Nella scuola il suo è sempre stato un lavoro svolto “nel pieno rispetto della normativa delle indicazioni costituzionali, ministeriali e dell’amministrazione periferica”, spiega la preside. “Mai ho anteposto questioni o convinzioni politiche personali – conclude – anche se nessuno credo possa permettersi di pretendere che io non le abbia”.

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