Sull’orlo di una crisi epidemica


3 SET. 2009 – C’è da rimboccarsi le maniche. Perché i numeri sono grossi. La pandemia è in arrivo, anzi, è già arrivata. “Il problema è il denominatore” dice Andrea Gori, primario di malattie infettive dell’ospedale di Monza. “La nuova influenza colpirà il 30 per cento della popolazione, dunque un bacino molto ampio. Se anche solo una piccolissima percentuale di questa svilupperà casi gravi, i pazienti da curare saranno comunque tanti”. La matematica è il primo modo per rendersi conto delle proporzioni del problema legato all’H1N1. “In Australia, dove si è in pieno periodo influenzale, questa influenza sta causando grossi problemi. Finora la mortalità è molto bassa, il problema è che, col passare del tempo, il virus possa mutare”.Da mesi il virus è sotto stretta osservazione nei laboratori di tre grandi case farmaceutiche. Glaxo, Novartis e Sanofi stanno facendo la gara a chi finisce prima i test di tossicità del vaccino che servirà a evitare di ammalarsi di influenza di tipo A. In Italia la data fissata per cominciare la campagna di vaccinazione è il 15 novembre. Secondo alcuni esperti si tratta di una scadenza troppo avanti nella stagione, potrebbe non servire molto per limitare la diffusione del virus. Ma il dottor Gori è fiducioso: “I tempi vanno bene, per quella data sarà possibile avere un vaccino efficace”.Pandemia è una parola che fa paura. La gente non sa nemmeno dove va messo l’accento. Un dettaglio che però è di poco conto. “Abbiamo i pronto soccorsi invasi da persone che hanno modestissimi segni di infezione, ma che vogliono a tutti i costi sottoporsi al test del tampone”, racconta Gori sottolineando che si tratta di comportamenti insensati. “L’esecuzione del tampone è un accertamento da riservare a persone che hanno una sintomatologia grave, coloro cioè che potrebbero necessitare di una terapia”. Il panico, dunque, è la prima cosa da evitare. “L’infezione nel 99 per cento dei casi si auto dissolve tranquillamente senza fare alcun danno”, precisa il primario. “Si risolve spontaneamente, senza necessità di farmaci, i quali vanno riservati solo a coloro che sviluppano delle forme gravi, che sono una piccola minoranza”.Molta paura fece anche un altro virus, l’H5N1, più comunemente conosciuto come influenza aviaria. Esattamente quattro anni fa l’Europa era in allarme per una possibile epidemia capace di mietere milioni di vittime in pochi mesi. Tutto era appeso alla possibilità che si verificasse il passaggio del virus da persona a persona. Ipotesi che, per fortuna, non si verificò ma i cui effetti reali furono benefici per i produttori del famoso Tamiflu, il farmaco capace di contrastare la malattia. Lo stesso anti-virale che è indicato nel trattamento dei casi gravi di H1N1. Difficile sapere dove finisce il confine delle previsioni sulla diffusione di una malattia e dove cominciano le operazioni di marketing delle società farmaceutiche. “Ognuno fa il proprio mestiere – dice Gori –, per fortuna ci sono le case farmaceutiche, se non avessero trovato il vaccino a quest’ora avremmo dei problemi molto seri”.Il San Gerardo di Monza, dove lavora il primario Andrea Gori, è l’ospedale dove si trova ricoverato, a causa di complicazioni polmonari, un 24enne di Parma colpito da influenza A. Il giovane era arrivato senza che si sospettasse dell’H1N1. “Successivamente ai risultati del test il paziente è stato messo in isolamento e si è provveduto alla profilassi di tutto il personale medico che era stato in contatto con lui”. Un evento che, ci tiene a evidenziare Gori, “è stato del tutto straordinario, dettato dal fatto che il paziente era stato accolto nel reparto di rianimazione. Dove non si può rischiare di trasmettere alcuna infezione, al di là del tipo di influenza, ai pazienti ospitati, che sono già molto critici. Nel nostro ospedale abbiamo visto finora circa 50 casi di influenza A accertati. Nessuno di questi ha richiesto né l’assunzione di profilassi da parte del personale, né la somministrazione di un trattamento”.

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