Sul reato di clandestinità la Consulta prende tempo


ROMA, 13 OTT 2009 – Non è una bocciatura, ma solo un rinvio tecnico quello dei ricorsi che moltissimi giudici hanno presentato contro la norma che introduce in Italia il reato di clandestinità. Resta aperta la questione fondamentale e cioè se sia “ragionevole” e corrispondente alla lettera della Carta costituzionale la criminalizzazione solo in base alla condizione di “clandestino” anche in assenza di qualsiasi atto delittuoso.La Consulta ha per ora deciso per l’inammissibilità del ricorso sollevato dal Tribunale di Livorno e per la restituzione atti di altri due ricorsi dei giudici di Ferrara e Latina. La decisione è stata presa in una camera di consiglio della scorsa settimana (quando è stato bocciato il ‘Lodo Alfano’) e sarà contenuta in un’ordinanza che verrà depositata probabilmente la prossima settimana. La Corte Costituzionale (giudice relatore Gaetano Silvestri) nel decidere per l’inammissibilità e per la restituzione atti dei ricorsi, di fatto non li analizzati nel merito, ma si è fermata prima: la questione sollevata dal Tribunale di Livorno sarebbe stata ritenuta dalla Consulta mal posta, vale a dire non sufficientemente motivata sulla rilevanza; per quanto riguarda gli altri due ricorsi di Ferrara e Latina, la Corte li avrebbe restituiti dal momento che, circa un anno dopo l’aggravante di clandestinità, è entrata in vigore un’altra norma, l’art.10 bis che punisce con ammende fino a 10mila euro chi si trova illegalmente senza permesso nel territorio italiano.Proprio alla luce dell’introduzione del reato clandestinità, la Corte Costituzionale ha pertanto deciso di rispedire indietro i ricorsi affinché i giudici di Ferrara e Latina valutino se, in seguito alle ultime modifiche legislative, sussistano ancora i requisiti per considerare rilevante la censura di legittimità delle nuove norme sull’immigrazione. Per conoscere il pronunciamento definitivo della Corte sulla legittimità di una delle misure più importanti contenute nel ‘pacchetto’ sicurezza del governo bisognerà attendere la decisione nel merito dei ricorsi sul reato di clandestinità: una delle prime questioni di legittimità è stata sollevata dal giudice di Torino Alberto Polotti di Zumaglia, che ha così accolto la richiesta della procura guidata da Giancarlo Caselli nel corso di un processo a un giardiniere egiziano irregolare. Il ricorso – in cui si chiede alla Corte di verificare innanzitutto la "ragionevolezza" della norma – non è stato ancora iscritto al ruolo delle cause che i giudici costituzionali dovranno affrontare a breve.

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