Suicidi economici, gruppo di ascolto


Torna alto l’allarme suicidi per motivi economici in Italia. Tra settembre e ottobre si è assistito a un’escalation preoccupante con 29 casi in appena due mesi, mentre dall’inizio dell’anno le persone che si sono tolte la vita sono 119. E tra queste uno su due è un imprenditore.
Nei primi dieci mesi del 2013 cresce significativamente anche il numero di suicidi tra i disoccupati: 46 i casi tra i senza lavoro contro i 28 registrati nel 2012.
Lo rivelano i risultati dello studio condotto da Link Lab, il Centro Studi e Ricerche Socio Economiche della Link Campus University. La crisi economica, intesa come mancanza di denaro o come situazione debitoria insanabile, resta al centro tra le motivazioni del folle gesto con un’incidenza di oltre il 66% dei suicidi. La perdita del posto del lavoro rappresenta invece la seconda causa. Numerosi inoltre coloro i quali si tolgono la vita perché non riescono a saldare i debiti verso l’Erario, mentre sono 2 i casi rilevati tra chi aveva difficoltà a riscuotere i crediti dovuti.
Nel dettaglio il Nord-est resta l’area più colpita. La ricerca rivela infatti che tra le regioni il triste primato spetta al Veneto con 18 suicidi, mentre sono 8 i casi in Emilia Romagna. Le fasce d’età più a rischio sono quelle che vanno dai 45 ai 54, ma è sempre più esposto anche la fascia tra i 35 e i 44 anni. Per dare sostegno a queste persone spesso soli nell’affrontare il dramma della crisi; a Modena, dalla collaborazione tra le imprese meccaniche di Apmi e Ceis, è nato un gruppo di ascolto che dall’inizio dell’anno ha avuto la partecipazione di 15 imprenditori a settimana. Dalla scorsa estate è inoltre attivo un numero verde, 800 814 683, gestito da psicologi e subito molto utilizzato. Al telefono c’è chi racconta la propria storia, ma c’è anche chi si chiude nel silenzio per pudore e vergogna restando in ascolto di una voce amica.

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