Su Stefano Cucchi Giovanardi è costretto a chiedere scusa


11 NOV 2009 – Era stato talmente duro il suo intervento sulla vicenda di Stefano Cucchi, il ragazzo morto nel reprto carcerario dell’ospedale romano Pertini, che il sottosegretario Carlo Giovanardi si era attirato le critiche di quasi tutto il mondo politico. Così oggi è stato praticamente costretto a una clamorosa marcia indietro: “Quando ci sono dei fraintendimenti, soprattutto se offendono le sensibilità familiari, è giusto chiedere scusa”.In realtà c’era poco da frantendere nella sua dichiarazione: “Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. E’ morto soprattutto perché pesava 42 chili”.Ai microfoni di “28 minuti” su Radiodue, oggi l’ex ministro ha cercato di giustificarsi: “Ci tengo a ribadire che è un fatto gravissimo, intollerabile, che per cinque giorni Stefano non sia stato curato: è entrato in ospedale che pesava 43 chili ed è uscito che ne pesava 35: a quanto pare non è stato nutrito, non gli hanno dato né da mangiare né da bere. E la famiglia ha ragione a chiedere il motivo per cui non è stata coinvolta”. Per il resto, percosse o altri interventi abbiamo già detto che, come Dipartimento e come Presidenza del Consiglio siamo disposti a costituirci parte civile nel processo se dovessero emergere responsabilità di qualche pubblico ufficiale che abbia compiuto atti intollerabili e indegni nel corso della vicenda”.

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