Studi di settore, fuori lineaun contribuente su 5


MODENA, 23 GEN. 2012 – Una congruità fiscale perfettamente in linea con la media nazionale. Il 19,5% registrato a Modena rispecchia in pieno il dato generale emerso dagli studi di settore relativi all’anno di imposta 2009, secondo cui un contribuente italiano su 5 non raggiunge i risultati economici che il Fisco si aspetterebbe e rischia quindi di finire sotto controllo. Dall’indagine apparsa oggi sul Sole 24 ore emerge una mappa della compliance, ossia del livello di adesione spontanea agli obblighi tributari, in netto miglioramento rispetto agli scorsi anni, ma che presenta sensibili variazioni in base all’area geografica e al tipo di attività. L’Emilia-Romagna, per esempio, con il 20,3% è una delle peggiori regioni del nord, superata solo da Veneto e Friuli-Venezia Giulia ma nettamente più virtuosa di buona parte del sud. E tra le sue nove province, la nostra soccombe alla sola Rimini e si piazza in trentasettesima posizione su scala nazionale. A livello di categorie, invece, brillano i professionisti, la cui percentuale di non congrui si ferma al 7,5%, ma fanno bene anche farmacie, benzinai e tassisti, sotto i riflettori in questi giorni per via delle liberalizzazioni. Più lontani dalle aspettative sono commercianti e imprese manifatturiere, e in particolare le Spa e le Srl. C’è però da precisare che non esiste un legame diretto tra non congruità ed evasione fiscale. Il mancato allineamento tra le dichiarazioni dei contribuenti e i risultati del software che governa gli studi di settore è un prezioso indizio per far scattare ulteriori approfondimenti, ma i minori incassi possono derivare dal fatto che alcuni mestieri sono meno fotografabili di altri dalle statistiche. E soprattutto non ci si può dimenticare della crisi economica: gli studi sono stati corretti per tenerne conto, ma è la stessa Banca d’Italia a ricordare che proprio nel 2009 si è aggravata la fase recessiva.

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