Stranieri schiavi in Emilia-Romagna


BOLOGNA, 17 GIU. 2010 – Ha tra i 20 e i 40 anni e nell’88% dei casi è di sesso maschile. Arriva con tutta probabilità – 62 volte su 100 – da Egitto, Marocco, Tunisia o Algeria, altrimenti da paesi dell’Est Europa come Moldavia o Russia. Questo l’identikit dello straniero sfruttato sul lavoro che dal 2007 ha usufruito del programma di protezione previsto dall’articolo 18 della legge contro la tratta, entrata in vigore con il decreto legislativo 286/98. Tre anni fa la Regione Emilia-Romagna ha esteso il programma “Oltre la strada”, nato per le vittime di sfruttamento da prostituzione, anche ai lavoratori. Che non sono solo quelli pagati in nero, ma anche chi è largamente sottopagato, come i muratori pagati 3 euro all’ora per lavorare 7 giorni su 7. Oppure chi è sottoposto a minacce, ricatti d’espulsione e sequestro dei documenti. Da allora, ad avere approfittato di questo allargamento sono state 173 persone: 112 sono ancora in carico al programma, mentre per altre 61 l’iter si è concluso. A diffondere questi dati, nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione sul tema, è stata l’assessore regionale alle politiche sociali Teresa Marzocchi, che ha spiegato come in 128 casi, il 74%, i colpevoli della riduzione in schiavitù di questi lavoratori fossero italiani. In altri 4, invece, si trattava di italiani in sodalizio con stranieri.Lo sfruttamento si annida soprattutto nell’edilizia (104 casi su 173), nelle pieghe del sistema degli appalti-subappalti. Non a caso il dato che balza agli occhi sono gli 85 casi di sfruttamento di Reggio Emilia, viziato dal caso dell’Ital Edil, società edilizia al centro di una vicenda giudiziaria, i cui operai rappresentano la maggior parte delle 75 denunce reggiane del settore. Seguono poi l’agricoltura con 19 lavoratori e il badantato con 9. Dopo Reggio Emilia, vengono le 37 segnalazioni di sfruttamento di Bologna.

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