Strage nazista di Casalecchio, nessuna condanna


BOLOGNA, 14 GIU 2009 – Indignazione e rabbia: questi i sentimenti dei familiari delle vittime delle stragi naziste al pronunciamento della sentenza sul caso della Strage del cavalcavia di Casalecchio. Il giudice ha deciso per il non luogo a procedere nei confronti di Manfred Schmidt, il capitano della 16° Panzergrenadierdivision delle SS, ritenuto responsabile, insieme ad alcuni SS italiani, dell’eccidio. La sentenza è stata motivata con la morte dell’imputato, che tuttavia non è stata mai verificata. Schmidt, infatti, ha fatto perdere le sue tracce circa 60 anni fa, quando si consegnò alle autorità Alleate e accettò di collaborare, ricevendo in cambio una nuova identità."Quella del non luogo a procedere è una decisione di compromesso, un’uscita di comodo che suscita meraviglia" ha spiegato Giuseppe Giampaolo, rappresentante del Comune di Casalecchio, della Provincia di Bologna e della Regione Emilia Romagna, costituitesi parti civili al processo. "Non c’é mai stata in Germania la dichiarazione di morte presunta di Schmidt. Suo figlio si è sempre rifiutato di rispondere e non ha mai detto che suo padre era morto". In ogni caso, sembra probabile che le istituzioni ricorrano in appello. Schmidt, che oggi avrebbe quasi 97 anni, è ritenuto di fatto uno degli autori della strage: in caso contrario, il giudice avrebbe disposto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Assieme a lui avrebbero dovuto essere processati anche il comandante Max Simon, ufficialmente deceduto nel 1961 e già processato anche in Gran Bretagna per fatti simili. Deceduto è anche Helmut Wilhelm Loos, responsabile del controspionaggio della 16ma divisione SS e seppellito nel 1999, dopo aver finto due volte la morte. Infine risultano defunti anche i due italiani ritenuti coinvolti nei rastrellamenti, Tommaso Jezzi e Guerrino Lollo. Il ritardo dei procedimenti giudiziari, che giungono a conclusione dopo 65 anni dai fatti, è inaccettabile ma non deve meravigliare. Solo nel 1994, infatti, cioè a 50 anni dalle stragi, fu aperto il cosiddetto "armadio della vergogna": un archivio segreto, riposto nei sotterranei del Ministero dell’Interno, che conteneva la descrizione dettagliata degli eccidi nazisti sul territorio italiano durante la resistenza. Uno scandalo le cui conseguenze continuano a pagare i familiari delle vittime, che dopo aver perduto in maniera atroce i propri cari, vedono svanire la possibilità di ottenere giustizia.La strage del cavalcavia è una delle pagine orrende della storia dell’occupazione nazista. Il 10 ottobre del 1944, 13 partigiani della 63a Brigata Garibaldi, tra i quali sei russi e il medico costaricano Carlo Martinez Collado, fatti prigionieri dopo la battaglia di Rasiglio, furono condotti dai tedeschi nel giardinetto presso il cavalcavia ferroviario di Casalecchio di Reno. Uno ad uno vennero legati alla gola e alle mani con filo spinato, appesi a pali e cancellate, falciati alle gambe e lasciati morire dopo lunga agonia. Due giorni prima, altri tre civili erano stati rastrellati e fucilati dopo uno scontro a fuoco tra i tedeschi e i partigiani.

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