Storie di migranti


BOLOGNA, 1 MAR. 2010 – Sopra le paure e sotto i sogni. In alto, abbinamenti forse solo a prima vista azzardati come "i ragni e i razzisti", immagini suggestive come "le strade vuote" e questioni molto più legate all’attualità come "i terremoti", "non trovare lavoro" o "tornare a Kabul". In basso invece, la pace, i viaggi, il passaporto italiano e il desiderio "di lavorare con il mio velo, di cui sono fiera". Molti dei motivi che hanno spinto circa diecimila bolognesi – immigrati e non – a riunirsi oggi pomeriggio in piazza Maggiore erano riassunti in un cartellone posto alla base di palazzo d’Accursio. L’idea di realizzarlo è venuta alla Rete di Scuole di Italiano per Migranti di Bologna, che dal 2004 si occupa di insegnare ai nuovi arrivati la nostra lingua e oggi, in occasione del loro primo sciopero, ha voluto farne emergere i timori e le speranze.Sono stati gli stranieri i veri protagonisti della giornata. Finalmente. La loro intenzione era proprio quella di farsi sentire e, perchè no, di contarsi e misurare la loro forza. A giudicare dai numeri la scommessa sembra vinta, perchè sotto il Nettuno, oggi pomeriggio, in tante persone hanno partecipato a quella che si è rivelata una bella festa, in cui però non è stata messa da parte la rabbia contro provvedimenti come la legge Bossi-Fini e il pacchetto sicurezza. "Abbiamo sempre sognato una giornata così, oggi possiamo essere felici", ha esultato la portavoce, Cecile Kyenge Keshetu. E soprattutto, c’è da sottolineare che lo sciopero è stato vero, a dispetto delle previsioni. In quattro fabbriche bolognesi – la Bonfiglioli, la Titan, l’Euroricambio e la Baschieri – l’astensione dal lavoro è durata 8 ore. Mobilitazione di un’ora anche alla Ducati, dove hanno partecipato anche i dipendenti della Felsinea Ristorazione. Ma anche in provincia di Reggio Emilia sono rimaste chiuse dieci aziende, tre invece a Parma. Impossibile, inoltre, quantificare le cooperative che non hanno aperto pur senza copertura sindacale, come hanno sottolineato gli organizzatori della giornata.Ma la cosa più bella di questo pomeriggio sono state le storie dei tanti migranti che si sono succeduti sul palco improvvisato sulla scalinata che porta all’ingresso del palazzo di Re Enzo. Tutti sono stati capaci di portare il proprio contributo, affrontando le tematiche che hanno reso necessaria una protesta del genere e che rendono estremamente difficile la quotidianità di molti stranieri nel nostro Paese. C’era Jatmir, per esempio, che rappresentava gli studenti albanesi di Bologna: sulla sua pelle vive la negazione di un diritto come quello del medico di base, ma anche della possibilità di fare stage all’estero o di partecipare al programma Erasmus. Sonia invece ha parlato a nome di tutte le donne senegalesi che vivono sotto le Due Torri. A lei si deve una precisazione che molto spesso viene dimenticata: "anche voi italiani, non così tanto tempo fa – ha detto – siete stati immigrati. E i nostri figli saranno il futuro di questo Paese, quindi basta con il razzismo!". Betty, che arriva dall’Eritrea ma ormai si sente italiana, ha ricordato invece l’articolo 3 della nostra Costituzione, secondo cui "tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge". Solo che, a suo dire, proprio chi dovrebbe farlo rispettare crea ostacoli e dà vita al cosidetto "razzismo istituzionale". Contro chi ci comanda si è schierato anche Ben, facendo notare che, in base agli ultimi provvedimenti, i primi a non essere integrati nel Paese e a non capire come si stanno evolvendo le cose sono proprio i politici. Gli ha fatto eco Zarath, arrivato a Calderara di Reno nel 1990, in quella che lui considera una realtà completamente diversa da quella attuale. "La vita di noi metalmeccanici – ha raccontato – è cambiata anche grazie agli stranieri, anche se lo Stato continua a negare loro i contributi".L’ultimo a parlare, prima della partenza del corteo che si è diretto verso la Prefettura e ha poi attraversato via Ugo Bassi e via Indipendenza, è stato Rafia del centro interculturale Zonarelli. Ha fatto una lunga riflessione sulla condizione degli immigrati, partendo da chi, dopo aver perso il lavoro, era talmente terrorizzato dalla possibilità di non vedersi rinnovato il permesso di soggiorno che ha preferito suicidarsi. In collaborazione con il Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena, i ragazzi dello Zonarelli hanno lavorato a questo proprosito su due spettacoli che presto verrano messi in scena. Il titolo, piuttosto eloquente, sarà "Ai confini dell’umano".

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