Stefania Nobile: sono incompatibile con la galera


ROMA, 17 APR. 2009 – Stefania Nobile soffre di una grave forma di artrite e per questo il suo avvocato (uno dei penalisti più noti dell’Emilia-Romagna, Liborio Ctaliotti) chiede che esca. Giusto o meno lo deciderà il giudice. Fatto sta che pochi detenuti possono permettersi di sostenere una tesi come questa, non certo quelli con difensore d’ufficio. La stessa richiesta la fece la mamma-assassina di Cogne, Anna Maria Franzoni, che è rinchiusa anche lei con Vanna Marchi e figlia nel carcere bolognese della Dozza. Ma l’istanza fu respinta. Oggi il tribunale di sorveglianza di Bologna ha avviato una perizia sulle condizioni di salute di Stefania Nobile, che è in carcere alla Dozza dal marzo scorso, per scontare insieme alla madre la condanna definitiva a 9 anni di reclusione. Il collegio del Tribunale di sorveglianza presieduto dal giudice Riccardo Rossi, nell’udienza di ieri, ha deciso di avviare la perizia sulla base della documentazione medica fornita dai legali di Stefania Nobile che testimoniano una grave forma di artrosi. L’avvocato Cataliotti, aveva d’altra parte già annunciato una strategia basata su una serie di istanze che permettessero di ottenere tutti i benefici possibili.La perizia sullo stato di salute di Stefania Nobile,figlia della teleimbonitrice Vanna Marchi, disposta dal tribunale di sorveglianza di Bologna dovrà accertare lo stato della sua patologia e l’eventuale compatibilità delle cure, cui la detenuta deve essere sottoposta, con il regime carcerario. Secondo la difesa, la donna, per il combinato di due differenti patologie (tra cui una artrite reumatoide) ha un quadro immunitario compromesso e nell’ultimo anno è già dovuta ricorrere diverse volte a cure ospedaliere. Proprio per le sue difficoltà di salute ieri la donna, ha spiegato il legale, non era presente all’udienza Il collegio, presidente Gian Pietro Costa con giudice relatore Riccardo Rossi (lo stesso che dispose la perizia su Anna Maria Franzoni), ha affidato la perizia super partes alla dottoressa Sveva Borin, esperta in medicina legale, che avrà 60 giorni per riferire i suoi risultati (salvo casi di particolare urgenza).La richiesta di differimento della pena, o in subordine di detenzione domiciliare, può essere avanzata nel caso di particolari condizioni patologiche indipendentemente dal periodo di pena già scontato in carcere.

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