Stefania era minacciata da tempo


CESENA, 10 MAR – C’è molta tristezza, incredulità e anche rabbia a Cesena, l’indomani dell’omicidio passionale avvenuto davanti all’istituto Cartesio. Erano le 14 quando Stefania Garattoni, 21 anni, ha visto arrivarle accanto il suo ex fidanzato, Luca Lorenzini di 29 anni. Da parte del ragazzo un ultimo tentativo di ricucire una storia lunga cinque anni e interrotta il giorno dopo San Valentino. Dopo la rottura il giovane aveva iniziato a minacciare Stafania, arrivando anche a lanciarle un petardo dentro casa. "Hai letto il mio sms", avrebbe chiesto a Stefania, tra le altre cose, davanti a scuola. Poco dopo, in seguito ai rifiuti di lei, il raptus omicida. Dodici coltellate sul corpo della ventenne con un coltello a serramanico. A quel punto inizia una fuga rocambolesca. Prima in scooter, poi con la bicicletta, inforcata a casa sua, dopo essersi cambiato e aver preso con sé una pistola scacciacani. Sulle sue tracce uno spiegamento ingente di forze tra agenti del commissariato di Cesena, squadra Mobile di Forlì, carabinieri e polizia municipale. Fondamentale per trovare Luca è stato l’aiuto del padre. Sapeva che con quella mountain bike il figlio si sarebbe rifugiato lungo le sponde del fiume Savio nella zona di Molino Cento, tra arbusti e sterpaglie. Ed è stato lì che è avvenuta la cattura.Il responsabile del Commissariato di Cesena Aldo Procopio, il vice questore aggiunto Silvia Gentilini e il responsabile della Mobile Claudio Cagnini hanno illustrato in una conferenza stampa le delicate fasi dell’arresto. La ragazza è stata colpita mortalmente in pieno centro, a due passi dal Municipio, davanti all’istituto scolastico che frequentava per conseguire il diploma di dirigente di comunità, ed è morta pochi minuti dopo all’ospedale Bufalini.Sarà eseguita l’autopsia. Il vicequestore ha sottolineato la professionalità dell’agente del Commissariato che davanti a quel giovane in stato confusionale che spianava una pistola (priva del tappo rosso, risultata poi una scacciacani ma aveva tutto l’aspetto di un’arma vera), non ha reagito sparando come avrebbe potuto fare con un uso legittimo delle armi, ma freddamente e lucidamente ha atteso che Lorenzini si distraesse un attimo, richiamato dalle urla del padre (decisivo per la cattura del figlio), che dal vicino bosco gli gridava di desistere e avvertiva la polizia che la pistola era finta. Un attimo di titubanza e il giovane è stato bloccato. Tremava, la pistola gli è caduta ed è partito un colpo.Subito dopo l’omicidio (è stata un’amica della vittima a indicare alla polizia che era stato l’ex fidanzato a colpire) gli uomini del Commissariato e della Mobile (le indagini sono coordinate dal pm Fabio Di Vizio) hanno trovato subito l’aiuto del padre per rintracciare il giovane, che inizialmente era fuggito a piedi, rubando poi uno scooter e infine inforcando la propria mountain bike.Proprio il genitore li ha condotti in una delle zone dove Luca amava andare in mountain bike. Qui, vicino all’ex centrale elettrica, Lorenzini è stato trovato sulla sponda del fiume. Poco prima aveva obbligato, mostrandogli il coltello a serramanico che aveva in tasca, un giovane che stava facendo fotografie naturalistiche a rimanere con lui e gli aveva pure raccontato un po’ quello che era accaduto. Durante l’interrogatorio, durato due ore e mezza, Lorenzini ieri sera tra momenti di vuoto, lucidità e lacrime ha detto di avere agito in preda a un raptus, e di essersi reso conto di aver fatto molto male all’ex fidanzata. Ha raccontato pure della loro relazione, e come non accettava che lei un mese fa l’avesse lasciato e non volesse tornare con lui.

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