Startup e Pmi innovative a quota 1000 in Regione


Ben mille aziende tra startup e Pmi innovative in Emilia Romagna. In base ai dati più recenti, aggiornati al 15 ottobre scorso, sono state già registrate 919 startup, pari al 9,5% del totale nazionale (9.638 sono quelle iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese). Ci sono, poi, 69 Pmi innovative, pari al 7,7% del totale nazionale (892) e due incubatori, pari al 6,1% del totale nazionale (33). È quanto emerge da uno studio condotto dall’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese, in collaborazione con l’Associazione Italiana Dottori Commercialisti (AIDC). All’inizio di quest’anno, in Emilia-Romagna si contavano 862 startup. L’incremento è stato di 57 unità, pari al 6,6%, a conferma della maggiore vitalità rispetto alle imprese tradizionali. Nella provincia di Bologna sono state registrate 316 startup, 22 Pmi innovative e un incubatore; in quella di Modena 152 startup e 20 Pmi innovative; in quella di Rimini 110 startup e 3 Pmi innovative; in quella di Reggio Emilia 85 startup e 4 Pmi innovative; in quella di Forlì-Cesena 69 startup e 5 Pmi innovative; in quella di Parma 56 startup e 7 Pmi innovative; in quella di Ravenna 54 startup e 3 Pmi innovative; in quella di Ferrara 40 startup e 3 Pmi innovative; in quella di Piacenza 37 startup e 2 Pmi innovative e un incubatore. Riguardo al settore economico delle 919 startup, 637 operano nei servizi, 222 nell’industria e artigianato, 44 nel commercio, 11 nel turismo, 4 nell’agricoltura e una non classificata. In merito al valore della produzione, in 8 realtà il fatturato è compreso tra i due milioni e i cinque milioni di euro; in 16 tra un milione e i due milioni; in 35 tra mezzo milione e un milione; in 180 tra 100mila e 500mila; in 370 sino a 100mila e in 310 è ancora assente, perché non hanno ancora depositato il loro primo bilancio (essendo state costituite nel 2018) oppure perché i dati relativi all’esercizio 2017 non sono ancora disponibili. Se si guarda al capitale sociale, una sola startup ha investito più di 5 milioni; tre startup hanno investito tra un milione di euro e i due milioni e mezzo; in 14 lo hanno da mezzo milione a un milione; in 51 da 100mila a 500mila; in 271 da 10mila a 50mila; in 362 da 5mila a 10mila e le restanti sotto i 5mila. «Le startup rappresentano una grande iniezione di vivacità imprenditoriale che sta investendo tutto il Paese – spiega Matteo Guzzinati, Vicepresidente di AIDC Bologna – per questo l’innovazione sarà uno dei temi che saranno affrontati nel corso del VII Meeting nazionale dell’Associazione Italiana Dottori Commercialisti (AIDC), in programma venerdì 16 novembre, a Bologna (al «Fico Eataly World») incentrato sulle “Strategie di cambiamento. La nuova sfida dei dottori commercialisti”». Analizzando la natura giuridica delle startup, ben 798 sono a responsabilità limitata (Srl), 94 a responsabilità limitata semplificata (Srls), 20 le cooperative, tre le società per azioni, due a responsabilità limitata con unico socio, una società consortile a responsabilità limitata e un’altra costituita in base a leggi di altro Stato. Si registra una presenza femminile «esclusiva» in 53 startup; in 27, invece, risulta «forte» (ovvero almeno i 2/3 del capitale e degli amministratori sono donne) e in 33 è «maggioritaria» (ovvero almeno la metà del capitale e degli amministratori sono donne). Una presenza giovanile «esclusiva» è presente in 70 startup, in 66 risulta «forte» e in 21 è «maggioritaria». Si registra, inoltre, una presenza di stranieri «esclusiva» in 14 startup, in 15 risulta «forte» in 15 e in 6 è «maggioritaria». Nel capitolo «Pmi innovative», analizzando il settore economico delle stesse, 38 operano nei servizi e 31 nell’industria e artigianato. Si registra una presenza femminile «esclusiva» in due aziende innovative, in tre è «forte» e in quattro è «maggioritaria». Se si guarda al capitale sociale, una sola ha sottoscritto più di 5 milioni; due aziende dispongono di un capitale tra i 2,5 e i 5 milioni di euro; in 15 da 100mila a un milione; in 34 da 10mila a 100mila; seguono le altre, con importi decrescenti. «Sono ormai necessari nuovi approcci al mercato, al fine di alimentare nuovi business», commenta Davide Stasi, direttore dell’Osservatorio economico. «Il mondo sta affrontando ‘la quarta rivoluzione’: la global-digitalizzazione che sta progressivamente trasformando l’imprenditoria. Anche se l’Italia può sembrare un Paese ‘lento’, sotto molti punti di vista, sia per i continui rinvii della politica, sia per gli ostacoli burocratici, sia per una giustizia che procede a passo di lumaca, tanto per citare alcuni fattori, non mancano, però, segnali incoraggianti che lasciano ben sperare per il futuro del Paese. Le imprese, infatti, tornano ad investire, soprattutto grazie ai processi innovativi».

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