Stampa 3D, per una new economy manifatturiera


BOLOGNA, 12 DIC. 2012 – Tecnologie avanzate e a basso costo ma anche saper fare artigiano. Questo il binomio che caratterizza la rivoluzione rappresentata dalle nuove tecnologie digitali. Fra queste, la stampa 3D che consente di avere una riproduzione reale di un modello 3D realizzato con un software di modellazione apposito. Non solo tecnologie più semplici, più affidabili, più veloci, ma anche meno costose. Negli ultimi anni infatti il costo delle stampanti 3D è crollato, rendendole economicamente accessibili alle piccole e medie imprese.  “Sebbene la prototipazione rapida domini gli usi attuali – spiega Roberto Centazzo, responsabile CNA Produzione Emilia Romagna –  le stampanti 3D offrono tantissime opportunità  per la produzione di applicazioni da parte delle imprese:  dal settore della gioielleria, dei giocattoli, della calzoleria, alla progettazione industriale, architettura, automotive, aerospaziale, fino al settore medico e dentistico. Potenzialmente tutti i settori possono essere interessati.” La stampa tridimensionale rende economico creare singoli oggetti tanto quanto crearne migliaia e, quindi, mina le economie di scala. Ecco perché una nuova generazione di tecnologie per la manifattura digitale potrebbe presto sostituirsi alle catene di montaggio tradizionali, mettendo in discussione anche la delocalizzazione e riportando a casa il lavoro.Un argomento che CNA non poteva non affrontare. Da qui il convegno dal titolo: “Stampa 3d: la rivoluzione dei makers” in programma venerdì 14 a Ravenna. Le realtà che già lavorano nella stampa 3D assomigliano più a grandi laboratori artigianali piuttosto che a catene di montaggio, perché lavorare in quest’ambito richiede sì competenze tecnologiche d’avanguardia ma anche un saper fare costruito sulla pratica, sulla conoscenza diretta dei materiali e sull’esperienza diretta dei limiti della tecnologia a disposizione. La natura stessa di queste tecnologie spinge i committenti a chiedere varietà di lavorazioni, personalizzazioni e adattamenti, perciò la qualità del risultato finale dipende dalla capacità di chi ci lavora di controllare il processo produttivo con margini di autonomia e di personalizzazione.“Questo ritorno a una dimensione personalizzata dei processi produttivi – precisa Elisa Muratori, responsabile regionale CNA Comunicazione e Terziario Avanzato – legittima l’idea già lanciata negli Stati Uniti, di una new economy manifatturiera basata su una nuova generazione di “maker”, cioè di artigiani tecnologici in grado di mescolare una cultura del lavoro tradizionale in un paradigma tecnologico profondamente rinnovato.” In un momento di grave crisi quale quello attuale, riuscire a produrre di più, spendendo di meno e senza rinunciare alla mano d’opera perché le tecnologie non sostituiscono delle persone, rappresenta sicuramente una grossa opportunità per far ripartire l’economia.

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