Squacquerone e sofà


15 GEN. 2010 – Dal punto di vista dell’economia è una provincia che si caratterizza per la mancanza di veri e propri distretti produttivi. Stiamo parlando di Forlì-Cesena, cuore della Romagna. E il non possedere nessun comparto trainante è tra i motivi della sua maggior tenuta all’impatto della crisi. “Siamo un’economia ‘plurale’, che opera a 360 gradi in tutti i settori. Non abbiamo avuto il cedimento di una parte che, venendo a mancare, ha mandato in crisi tutto il sistema”. A parlare è Franco Napolitano, direttore della Cna di Forlì-Cesena, che ci spiega com’è stato il 2009 per le piccole e medie imprese a questa associate. “Ovvio che la crisi si è fatta sentire anche qui da noi, i dati mi dicono che nei primi dieci mesi del 2009 l’occupazione delle nostre imprese è diminuita del 2,5%. E ci attendiamo un protrarsi di questi cali fino alla primavera inoltrata del 2010”.Un settore, e piuttosto in crisi, in realtà c’è a Forlì-Cesena. E’ quello dei divani, portato all’attenzione dell’opinione pubblica qualche mese fa dalla trasmissione di Report…Si tratta di un distretto virtuale, nel senso che non è riconosciuto dal punto di vista giuridico, ma è indiscutibile che si tratti di uno dei poli più importanti per il mobile imbottito, non solo in Italia, anche in Europa.Da dove derivano le difficoltà?E’ una crisi che viene da lontano, deriva dal fatto che le imprese di questo settore sono quasi tutte committenti, producono per grossi nomi senza avere un marchio proprio. Col problema di essere vincolate da imposizioni di prezzo esterne. Ultimamente c’è stata una corsa a produrre a prezzi sempre più bassi che ha fatto entrare in difficoltà molte aziende. Una situazione che si è aggravata ulteriormente in seguito al diffondersi di fenomeni di concorrenza sleale.Ci sono delle soluzioni avanzate da Cna?Abbiamo proposto un marchio territoriale, che si deve fondare sull’identità del prodotto, nato e realizzato nel territorio e sulla sua alta qualità. Così come, naturalmente, alla base del marchio ci deve stare il rispetto delle regole lungo tutto il percorso produttivo.Per fortuna non va tutto male, il 2009 non è stato un anno da dimenticare per il settore dell’alimentazione…In effetti l’agroalimentare ci ha permesso in un qualche modo, a livello provinciale, di resistere alla crisi. L’ortofrutta e le trasformazioni agricole sono molto importanti per il cesenate e il forlivese. Per quanto riguarda le produzioni agroalimentari definite tipiche o di nicchia, Cna sta sostenendo le imprese che vogliono puntare sulla qualità e sulla tradizione. E’ il caso di due prodotti come il formaggio di fossa e lo squacquerone. Quest’ultimo grazie al nostro impegno riceverà dall’Unione Europea il riconoscimento di formaggio fresco Dop.Quali sono, invece, le iniziative dedicate agli altri settori?Negli ultimi due anni abbiamo lavorato molto, e continueremo a farlo, sui temi delle reti di imprese, dell’innovazione e della ricerca aiutando le imprese nostre associate a partecipare a progetti dell’Unione Europea e a bandi della Regione. Nel 2010, poi, produrremo insieme al centro di ricerca di politiche industriali Antares, uno strumento per misurare dove, nella nostra realtà provinciale, è più facile non solo impiantare un’impresa ma anche svilupparla. Un’indagine che servirà non tanto per fare delle classifiche, ma per avviare buone prassi da replicare un po’ in tutte le realtà territoriali.

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