Sportello badanti? Questione di cambiamenti sociali


REGGIO EMILIA, 3 MAG. 2010 – Lo sportello Assistenti Familiari è "un servizio amato dalla cittadinanza", parola di Matteo Sassi, assessore al welfare del Comune di Reggio Emilia. E parola anche delle più di 800 famiglie reggiane che hanno usufruito di questa opportunità. Un numero, questo, emerso la settimana scorsa in occasione della presentazione dei dati relativi al primo anno di attività dello sportello. Una conferenza stampa che il segretario dello Spi Maurizio Piccagli ha definito propaganda. Un’accusa che ha stupito Sassi, che in una nota precisa che "il ruolo giocato da tutti i sindacati, e dai rispettivi patronati, nel determinare questo successo (dello sportello, ndr) è stato di primaria importanza."Secondo Sassi non è vero che gli investimenti nell’assistenza domiciliare pubblica sono diminuiti. "I dati relativi all’assistenza domiciliare – spiega nel comunicato – che saranno oggetto di una prossima conferenza stampa, contrariamente a quanto affermato dal Segretario Piccagli vedono un aumento considerevole, sia nel corso del 2009 che del 2010, delle ore di assistenza erogate e delle risorse investite. Non esiste quindi alcun processo di privatizzazione dell’assistenza domiciliare che è saldamente in mano alla programmazione e al controllo pubblico del Distretto di Reggio Emilia."Ciò che sfugge al sindacato dei pensionati sono, è il parere dell’assessore, i cambiamenti subiti dalla società. "E’ in atto un profondo mutamento socio-demografico che ridefinisce i profili delle famiglie sino a far divenire preminente la tipologia familiare composta da una sola persona (circa il 40% delle famiglie reggiane). Quel 40% è composto in modo significativo da anziani soli che alla perdita dell’autosufficienza necessitano sempre più di un sostegno 24 ore su 24; ecco perché si è strutturato il fenomeno delle assistenti familiari."Da qui le conclusioni della replica di Matteo Sassi: "Il Segretario Piccagli sbaglia quindi a contrapporre il servizio di assistenza domiciliare al fenomeno del badantato poiché si tratta di servizi complementari; tutto questo lo sanno bene non solo le badanti ma anche gli operatori socio-sanitari che ogni giorno prestano il proprio prezioso lavoro nelle case dei nostri anziani. Dispiace registrare una distanza così siderale dalla realtà da parte di un sindacato che, fin qui, credevo conoscesse bene questi fenomeni. Trovo ingiusto ed ingeneroso essere accusato di propaganda dal Segretario dello Spi; certo è che continueremo con il nostro impegno fatto di vicinanza umana e politica alle componenti della società maggiormente esposte ai rischi e alle difficoltà. Sono certo che questa sia anche la consapevolezza dei tanti pensionati che ogni giorno prestano volontariamente il proprio servizio a favore di una società più libera e più giusta. Il welfare di comunità esiste già, è fatto di donne e di uomini che si prendono cura della comunità e non di ceti politici e sociali sempre più in crisi di idee e di rappresentanza."

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