Dalla rete per farlo viola


4 DIC. 2009 – I pullman sono pronti a partire da tutti gli angoli dell’Emilia-Romagna. Molto presto, verso le 6, perchè Roma non è mica dietro l’angolo. Ma d’altronde, quando si va in corteo, la levataccia è una sorta di rito. Poi non importa essere del tutto svegli: l’importante è arrivare puntuali alla fermata, prendere posto a bordo e affidarsi alla Grande Macchina Organizzativa, sicuri che in poche ore, a sole ormai sorto, si arriverà a destinazione. E anche stavolta, in effetti, è tutto organizzato fin nel minimo particolare. Come al solito non ci dovrà preoccupare. Solo che, a differenza delle altre manifestazioni, alla fine non bisognerà ringraziare il Partito o il Sindacato. No, perchè il No B-day non è nato da una decisione presa dai vertici durante una riunione in sezione, ma navigando su Internet, dentro ad un computer. In maniera orizzontale.Così, chi è di Bologna e vuole chiedere le dimissioni del premier Berlusconi dovrà presentarsi alle 6 in punto al Centro Lame, oppure un quarto d’ora più tardi all’Autostazione. Appuntamento per la stessa ora al punto bus per chi parte da Forlì e Cesena, mentre da Carpi passerà addirittura un treno. Altri autobus sono stati organizzati a Ferrara, con tappa a Cento, e a Rimini, con fermata intermedia a Misano. Chi invece deciderà di scendere a Roma soltanto all’ultimo minuto, sappia che un altro punto di ritrovo è l’autogrill Arda di Fiorenzuola, sull’A1, da dove passerà il pullman poi diretto a Parma. E tutti quelli che, infine, non riescono ad andare, possono comunque ripiegare su Reggio Emilia, dove alle 11 e 30, nella centralissima piazza del Monte, è previsto un brindisi benaugurante.E pensare che tutto è cominciato il 9 ottobre scorso su Facebook, il più famoso social network, luogo d’incontro virtuale per milioni di persone sparse in tutto il mondo. Ne sono bastate cinque, tutte italiane, per creare una pagina in cui esprimevano la loro insofferenza per il presidente del Consiglio e in cui proponevano di organizzare una manifestazione per metterlo alle strette e convincerlo ad andare a casa. Chissà con quanta convinzione è partito il progetto. Fatto sta che, a poco meno di 2 mesi di distanza, hanno aderito oltre 356 mila utenti. E oggi ci troviamo alla vigilia della prima vera mobilitazione nazionale partita dal basso, costruita in rete. C’è chi parla addirittura di rivoluzione viola, facendo riferimento al colore scelto come simbolo per l’iniziativa. Il malcontento non è certo nato sul web, ma attraverso Internet ha saputo concretizzarsi e diventare protesta. La politica, Pd in testa, si trova ora a dover inseguire il popolo degli internauti, che si è dimostrato di gran lunga più sveglio e reattivo di coloro che dovrebbero fare opposizione per mestiere, dato che per questo motivo sono anche profumatamente pagati. I democratici invece nicchiano. Non parteciperanno ufficialmente alla manifestazione, ma permetteranno agli esponenti del partito di scendere in piazza a titolo personale. In attesa di farsi sentire nel prossimo weekend, non si sa ancora in che modo. Quel che è certo è che, ad una sola settimana di distanza dal No B-day, ogni iniziativa sembrerà obsoleta e superata.Perchè ormai i social network sono diventati un vero e proprio modello di organizzazione. Per fare un esempio, i pullman che domani andranno a Roma sono stati organizzati uno per uno, in base alle adesioni pervenute, sulle 103 pagine Facebook locali raggiungibili tramite link da quella ufficiale del No B-day (http://www.facebook.com/no.berlusconi.day?ref=search&sid=734591084.3087579874..1). E visto che bisogna pagarne sia l’affitto che la benzina, è stata attivata, sempre sul sito, una raccolta fondi con Postepay. Inoltre è stato possibile pubblicizzare l’evento online, in modo che anche gli italiani all’estero potessero aderirvi, pur trovandosi a Helsinki o a Rabat, a Buenos Aires o a Sidney. Ieri, su repubblica.it, Vittorio Zambardino ha definito le idee che circolano nella rete dei "pollini che volano nel vento e fertilizzano terreni che sembrano lontani". Barack Obama è stato uno dei primi a farsi trascinare da questo vento ed è arrivato in cima al mondo. E, nel suo piccolo, anche Beppe Grillo sta cercando di concretizzare il suo progetto di cambiamento grazie ad un blog seguitissimo, che gli ha permesso di farsi conoscere anche al di fuori dei nostri confini. Entrambi infatti hanno capito che, sebbene lo si definisca "il regno del virtuale", oggi è prima di tutto sul web che la politica diventa reale.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet