Sotto il Nettuno il carcere diventa realtà


BOLOGNA, 22 OTT. 2010 – E’ una stanzetta larga poco più di 11 metri quadrati. Ci sono quattro letti a castello a destra, armadietti a sinistra, un tavolino e un fornello sotto la finestra e alle pareti mensole fatte con i pacchetti di sigarette, perchè i ganci di metallo sono proibiti. Perchè quello spazio angusto, in cui per mangiare bisogna fare i turni, è la fedele riproduzione di una cella carceraria in cui normalmente vivono quattro detenuti e che fino a domenica verrà allestita in piazza re Enzo a Bologna. L’iniziativa è organizzata dal Difensore civico dell’Emilia-Romagna, dalla Conferenza regionale volontariato giustizia e dalla Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Un modo per parlare di carcere passando dall’immaginazione alla realtà, e denunciare "un servizio pubblico che non soddisfa più nessuno" a causa del sovraffollamento che in Emilia-Romagna è pari all’85%, della mancata rieducazione dei detenuti e dei costi per i contribuenti con "scarsissimi risultati e una recidiva dell’80%". Una situazione che, secondo le varie associazioni di volontariato, si riflette anche sulla loro attività sempre più rallentata. "Al carcere della Dozza – racconta Alberto, volontario dell’A.Vo.C – ci sono corsi per muratori, di giardinaggio e cucina ma li frequentano non più di 100-150 detenuti su una popolazione di 1180". Colpa anche della carenza di agenti: su ogni piano del penitenziario bolognese ci sono 19 poliziotti per circa 280 reclusi, mentre dovrebbero essere 27. Difficoltà anche a Modena: come denunciato da Paola Cigarini, presidente della Conferenza regionale volontariato, da settembre c’é solo una classe di scuola elementare contro le tre del 2009 e da un anno non si organizzano più le feste con i figli dei detenuti, che si facevano ogni tanto. "Nel carcere di Ferrara è rimasto in piedi solo un corso di liceo psicopedagogico – denuncia Brigitte, volontaria dell’associazione evangelica "Renata di Francia" – per meno di 50 persone sulle 540 detenute. Spesso a ciò si aggiunge la burocrazia: è il caso di un detenuto che, continua Brigitte, dovrà ripetere l’anno scolastico perché, essendo rimasto da solo in classe dopo il trasferimento di un ‘collega’, non può sostenere l’esame di maturità dato che la commissione d’esame non si costituisce per un solo detenuto". Soddisfatto dell’iniziativa "Una cella in piazza" il difensore civile regionale Daniele Lugli: "Mi sembra un’ iniziativa utile come elemento di sensibilizzazione e rispetto a tante chiacchiere da bar, per vedere concretamente cosa significa stare in una cella". E aggiunge: "La penosità della pena è un’aggiunta non necessaria e addirittura controproducente, tant’é che i dati rivelano che i detenuti che hanno conosciuto solo il carcere hanno avuto una recidiva del 70-80%, mentre quelli che hanno sperimentato alternative al carcere si attestano sul 5%".

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