Sospesi i medici che denunciano gli immigrati


BOLOGNA, 20 FEB. 2009 – "So che cosa farò di fronte a un medico che denuncia un paziente senza permesso di soggiorno: lo mando in commissione disciplina. E non ho dubbi che verrà sospeso dall’attività professionale". Giancarlo Pizza, presidente dell’Ordine dei medici di Bologna e numero uno della Federazione regionale, è stato estremamente chiaro. Intervenendo ieri alla conferenza stampa promossa dei medici specializzandi al policlinico Sant’Orsola, non ha usato giri di parole per far sapere cosa pensa della norma del pacchetto sicurezza, approvato in Senato, che cancella il divieto di denunciare gli immigrati irregolari bisognosi di cure. I medici spioni dell’Emilia-Romagna sono dunque avvertiti: a prescindere da ciò che dice il Parlamento, per loro non si preannunciano giorni facili.Pizza è convinto infatti che l’emendamento vada contro "il codice deontologico che governa il rapporto medico paziente", un rapporto che impone riservatezza e fiducia. E per questo ritiene necessario portare in commissione disciplinare chi lo tradirà. Appellandosi a un giudizio da cui "scatterà una sanzione, molto probabilmente la sospensione", che può andare da un giorno fino a un anno. Invece, nel caso in cui un medico venga denunciato ai magistrati per non aver segnalato un clandestino, "per l’Ordine quella denuncia finirà nella spazzatura".Il presidente della Federazione degli ordini regionali, che ha sottolineato di parlare "a nome di 22.000 colleghi", è comunque altrettanto sicuro che non ci sarà bisogno di ricorrere ai provvedimenti disciplinari previsti nei confronti dei delatori, perchè "il comune sentire dei medici è quello di ignorare questa norma anche se dovesse divenire legge dello Stato".In effetti, ieri al Sant’Orsola erano presenti tutte le realtà sanitarie bolognesi, dall’azienda Ausl alla facoltà di Medicina, dagli istituti Rizzoli all’assessorato regionale. Tutte decise a constrare la norma sulla denunciabilità e a impedire che, dopo la discussione alla Camera prevista nei prossimi giorni, il provvedimento possa diventare legge. Su molti camici faceva mostra di sè un adesivo con su scritto "Io non curo, io denuncio", slogan della campagna lanciata dalla Cgil Emilia-Romagna. Gli Avvocati di strada hanno fatto la loro parte assicurando tutela legale gratuita ai medici "disobbedienti". E anche la Federazione regionale dei pediatri ha espresso "preoccupazione e dissenso".Ma a guidare la protesta erano gli specializzandi. I futuri medici ieri hanno appeso in corsia e negli ambulatori un manifesto tradotto in sette lingue, dall’inglese al cinese. C’era scritto: "Qui non denunciamo stranieri senza permesso di soggiorno". E’ stato chiesto ai vertici della sanità di diffonderlo nelle varie strutture ospedaliere e alla Regione di emanare una circolare che spieghi chiaramente che la norma non è ancora operativa. Perché, dicono i medici, il solo annuncio dell’emendamento ha avuto come effetto la fuga degli stranieri, anche regolari, dai servizi sanitari.Sokos, l´associazione che cura gli immigrati senza documenti, sostiene che già oggi a Bologna si registri "un calo del 25% degli accessi di clandestini". La preoccupazione è che questo provvedimento "incostituzionale", che "va in direzione contraria alla tutela della salute individuale e collettiva", possa far crescere sempre più nel nostro Paese una "sanità clandestina" parallela a quella regolare. "Anche se non è ancora legge – conferma Afro Salsi della direzione del S.Orsola – l’annuncio ha rotto il rapporto di fiducia tra medico e paziente". Corrado Melega, direttore del Dipartimento Materno infantile dell’Ausl, aggiunge che "i più colpiti sarebbero donne e bambini", le due fasce di popolazione straniera che più si rivolgono agli ospedali. "Già oggi – prosegue Melega – arrivano da noi piccoli che i servizi sociali non hanno mai visto, questa legge eliminerebbe ogni loro contatto con la sanità". E’ per questo che la Regione sta vagliando tutte le possibilità per ostacolare l’iter legislativo, compresa quella del ricorso alla Corte Costituzionale. Ed è per questo che un annuncio come quello di Giancarlo Pizza non può che far piacere. In fondo, l’abbiamo imparato da piccoli che "chi fa la spia, non è figlio di Maria".

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