“Sorelle mai”: Bellocchio riporta Bobbio al cinema


14 MAR. 2011 – E’ stato girato in dieci anni, a costo zero, e poi edito con molta cura, grazie al finanziamento di Rai Cinema. Il 16 marzo, finalmente, uscirà nelle sale distribuito da Teodora Film in 40 copie. E’ "Sorelle mai" di Marco Bellocchio, applaudito fuori Concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Un film "irripetibile", come spiega il regista, che per il momento ha accantonato – "non abbandonato" – il progetto di un suo prossimo lungometraggio sul potere, "Italia mia". "Sorelle mai" è un film unico per il modo in cui si è sviluppato, al laboratorio della scuola Fare Cinema di Bobbio, nel piacentino, per le poetiche atmosfere e l’intima dimensione familiare che vede al centro Maria Luisa e Letizia, le due sorelle di Bellocchio, che si sono prestate a entrare nel cast nella parte di se stesse. Fra gli altri interpreti: Pier Giorgio Bellocchio, Alberto Bellocchio, Donatella Finocchiaro, Alba Rohrwacher e Gianni Schicchi Gabrieli. E, nei sei episodi c’é anche una bambina che cresce, Elena (Elena Bellocchio) che dice: "all’inizio era un gioco, poi mi piaceva e mi divertivo". "Verso le mie sorelle – spiega il regista – c’é un affetto tutto particolare, malinconico, non patetico". Nel mettere in scena il loro destino, la loro vita da signorine, diventa cruciale la domanda che fa "mia figlia Elena a Maria Luisa: ‘perchè non vi siete sposate?’. ‘Le circostanze’. I miei autori di riferimento sono Cechov e Pascoli". Nella casa di famiglia, a Bobbio, dove Bellocchio ha girato i "Pugni in tasca", ci sono anche i giovani che vanno e vengono. "Bobbio sembra una città delle fate. Nel girare non c’era lo stress di un set cinematografico, è stato un work in progress" ha raccontato la Finocchiaro. La Rohrwacher dice di essersi "molto emozionata rivedendo ‘Sorelle mai’. Un film molto prezioso". A Gianni Schicchi Gabrieli, "amico di una vita che nel film è l’amministratore di famiglia" è affidata la scena finale con una simbolica discesa, in frac, nelle acque dell’antico fiume Trebbia. "Sono episodi improvvisati anno dopo anno, tutti hanno un inizio e una fine. L’invito di Marco Mueller alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia mi ha portato a rielaborare il montaggio, a dare compattezza al film che ha un andamento di apparente di casualità e una particolare unità. Siamo fuori dal conformismo delle forme, oggi di grande successo. Di questi tempi è un film rivoluzionario, ispirato al presente" dice il regista e ci tiene a sottolineare che "non è un documentario nel modo più assoluto" così come è completamente diverso dai tre episodi presentati nel 2006 alla Festival del Film di Roma. "Fare un film per il piacere di farlo, che non abbia come scopo il botteghino, oggi è quasi impossibile. Prima di ritirarmi, spero – dice Bellocchio – di poter fare ancora bei film, il problema riguarda i giovani". "Italia mia" ha ricevuto molti rifiuti. "Quelli a cui mi sono rivolto – racconta Bellocchio – pur confermandomi la loro stima, mi hanno detto ‘passa a un altro progetto’". "Quando si ricevono tanti no – prosegue il regista – uno si deve chiedere se il proprio progetto abbia dei problemi. Ed effettivamente, parlando anche con una scrittrice nota, ho riflettuto sul fatto che siamo in un tempo talmente bloccato, in cui giorno dopo giorno ci sono tante piccole suspence. Per fare ‘Italia mia’ bisognerebbe avere la fantasia di Bulgakov che ne ‘Il Maestro e Margherita’ ha raccontato la Russia senza essere mandato in Siberia. Dei rifiuti non faccio la vittima. In questo soggetto, che riprenderò, ci sono delle cose da cambiare".

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