Sopravvissuto nell’inferno di Haiti


BOLOGNA, 14 GEN. 2010 – Tra le centinaia di migliaia di storie tragiche che stanno emergendo dall’inferno di Haiti, mano a mano che il Paese fa i conti con il terribile terremoto che lo ha colpito il 12 gennaio scorso, ce n’è una che si è risolta positivamente, ma che per ore ha tenuto in ansia una piccola comunità bolognese. E’ quella di Serge Sabalat, un ortopedico haitiano di 57 anni che si è specializzato al Rizzoli di Bologna e che poi, dal 1994 al ’97, ha lavorato all’ospedale Infermi di Rimini, prima di tornare a vivere a Port-au-Prince. "E’ un medico e lavora nella capitale haitiana, datemi notizie se potete", scriveva ieri Marco su Facebook. L’edizione bolognese di Repubblica ha fatto sapere che si era messo sulle tracce anche Daniele Buldrini, proprietario di un ristorante, che ha contattato la Farnesina segnalando la sua presenza nella capitale haitiana: "Ho conosciuto Serge ai tempi dell’università, nel 1975, e l’estate scorsa è venuto a trovarmi. Ad Haiti Serge cerca di fare tutto il possibile per cambiare le condizioni di vita della gente che soffre. Proprio in questi giorni doveva tornare in Italia, per discutere un progetto di lavoro".Marco, Daniele e tutti gli altri amici italiani di Serge hanno comunque tirare un sospiro di sollievo poche ore fa, leggendo le sue parole: "Io e mio figlio siamo vivi, ma la nostra casa è crollata. Qui mancano acqua e luce". A rendere noto ai giornalisti che il medico è vivo è stato lo stesso Buldrini. "Io ed altri amici gli avevamo mandato una mail chiedendo di farci avere sue notizie e di rassicurarci – ha spiegato – Da poco ho saputo che Serge si è fatto vivo via internet con una nostra amica. Poche righe per dirci che la situazione là è terribile, che non ha più la sua casa, ma quello che conta è che è vivo".Al momento però sono solo un’ottantina sui 191 residenti nell’isola gli italiani che hanno risposto all’appello del ministero degli Esteri e c’è naturalmente molta apprensione. Fabrizio Romano, il capo dell’unità di crisi del ministero degli Esteri non dà numeri precisi e si limita a riferire che "sono decine gli italiani che mancano all’appello". La situazione, insomma, è ancora caotica ma c’è sicuramente grande preoccupazione per la sorte dei nostri connazionali.Tutti coloro che finora sono stati contattati sarebbero comunque in buona salute. E bisogna tenere conto che gli elenchi del consolato non sono affidabili: qualcuno potrebbe avere raggiunto o lasciato Haiti senza avvisare le autorità, dunque non è ancora possibile sapere quanti italiani si trovavano davvero sull’isola al momento del terremoto. Molti inoltre potrebbero avere difficoltà a chiamare visto il collasso del sistema di comunicazioni.Poco fa con un’aereo della protezione civile è atterrato nel Paese del Centroamerica. A bordo c’era un inviato dell’unità di crisi che condurrà ricerche mirate sul posto insieme a personale dell’ambasciata di santo Domingo, prima tappa l’hotel Montana, completamente crollato dove secondo testimoni alloggiavano degli italiani. "Chi avesse informazioni su italiani residenti ad Haiti e non lo avesse ancora fatto – si raccomanda Romano – può segnalarlo all’unità di crisi allo 0636225".L’Anci, Associazione nazionale dei Comuni, ha avviato una raccolta fondi tra tutti i Municipi italiani, da inviare alle Organizzazioni internazionali che si stanno occupando al momento del sostegno alle popolazioni di Haiti colpite dal sisma. E’ quanto ha reso noto il presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, al termine dei lavori del Consiglio direttivo dell’Associazione, che ha osservato oggi un minuto di silenzio inmemoria dei caduti nell’isola caraibica.

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