Soldi alle scuole private? Facciamoci un referendum


4 MAR. 2011 – Siete favorevoli al finanziamento delle scuole private da parte del Comune? A Bologna la domanda fra qualche mese si troverà scritta in una cartella elettorale. Un comitato di genitori ha infatti avuto l’idea di utilizzare l’arma del referendum comunale per giungere a uno scopo: far destinare dal proprio Comune fondi solo alle scuole pubbliche, escludendo quelle paritarie e private. Recentemente l’amministrazione comunale di Bologna ha introdotto una tassa di iscrizione alle scuole materne, con la quale prevede di incassare 600 mila euro. "Si tratta di una tassa messa pur di non tagliare i finanziamenti alle scuole private", ha spiegato in sede di conferenza stampa Maurizio Cecconi delle Rete Laica, una delle associazioni che compone il Comitato art. 33, promotore del referendum. "E’ stata una scelta politica", ha sottolineato facendo presente l’attuale situazione di commissariamento di Bologna.Dal 1995 ogni anno l’amministrazione bolognese stanzia, attraverso convenzione, fondi pubblici per le materne paritarie private come contributo alle loro spese di funzionamento. Nel 2009 ne hanno beneficiato 73 sezioni. Le stesse hanno ottenuto contributi anche dalla Regione Emilia-Romagna (oltre 182 mila nel 2009) e dal ministero dell’istruzione (1.053.000 euro) per un totale di 2.290 mila euro. Sandra Soster della Flc-Cgil ha evidenziato che nella scuola dell’infanzia pubblica ogni sezione costa al massimo 100 mila euro l’anno e ha aggiunto: "Con i soldi destinati dal Comune alle private, si potrebbero quindi sostenere 10-12 sezioni pubbliche"Oltre a Rete laica, a formare il comitato ci sono la Flc Federazione lavoratori conoscenza della Cgil, l’Usb, il Comitato bolognese scuola e costituzione e l’Associazione per la sinistra. Le firme necessarie a chiedere l’indizione di un referendum comunale sono state presentate due giorni fa. Ne sono state consegnate 330 anche se, da statuto, ne sarebbero bastate 220. Fra un mese, se il quesito sarà giudicato ammissibile, partirà la raccolta firme che durerà tre mesi. Ne servono 9000, ma il Comitato punta a "superare quella cifra di un bel po’", dicono gli organizzatori.Entro 30 giorni, il Comune dovrà convocare il Comitato dei garanti che decideranno sul referendum. I Garanti sono cinque giuristi di nomina del Consiglio comunale che, però nella Bologna commissariata, coincidono con gli ultimi ‘nominati’ e cioè quelli dell’amministrazione Cofferati (il Consiglio comunale del successore Flavio Delbono non fece in tempo a rinnovare il Comitato perché restò in carica meno dei nove mesi previsti per il rinnovo, a causa delle dimissioni del sindaco indagato). Nelle prossime settimane il Comitato aprirà una discussione in città attraverso manifesti con lo slogan ‘La parola ai cittadini’, e attraverso internet, sul sito referendum.articolo33.org. In programma c’è anche un’assemblea pubblica per spiegare le ragioni del ‘no’ ai fondi alle private.

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