Snatt: scarichiamo facchini a ripetizione


REGGIO EMILIA, 22 GIU. 2011 – L’ultima presa in giro di una lunga serie. Sono le sedie vuote lasciate dai rappresentanti dell’azienda Snatt logistica ieri a palazzo Allende a Reggio Emilia. Nella sede della Provincia si doveva discutere di come trovare una soluzione nel più breve tempo possibile alla vertenza dei lavoratori della cooperativa di facchini Gfe. Sulle spine ci sono 185 dipendenti senza occupazione da sette mesi, da quando, cioè, sono stati scaricati dalla Snatt e dalla sua decisione di revocare l’appalto a Gfe. A monte della perdita del posto, l’ottenimento, dopo tanti sacrifici, dell’applicazione del contratto nazionale di lavoro.Il tavolo di ieri faceva parte di un percorso voluto anche da Snatt in cambio della sospensione del presidio dell’aprile scorso organizzato davanti alla sede di Campegine. Notata l’assenza dell’azienda, gli operai hanno occupato la sala in segno di protesta. Davanti alla sede della provincia è poi scattato un presidio a oltranza. Così che sono stati in tanti a passare la notte sul marciapiede. Insieme ai lavoratori, quasi tutti di origine indiana, c’è anche la Cgil. "La Snatt è un’azienda da prendere d’esempio. Anche in Emilia-Romagna, come nel resto d’Italia, si tenta di fare competizione sulla pelle della gente", ha spiegato Antonio Mattioli, segretario della Cgil regionale.Speculare sugli stranieri è più facile, perché c’è sempre il ricatto del permesso di soggiorno. Se svanisce il lavoro, se ne vanno anche i documenti per restare in Italia. Nonostante questo i soci della Gfe non sono stati al ricatto di essere assunti, senza però i diritti che con fatica avevano conquistato. La cassa integrazione per loro andrà avanti fino a novembre, ma non è comunque una busta paga sufficiente per sostenere le loro famiglie. E più il tempo passa, più aumentano le spese lasciate insolute.

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