“Smentii Bonsu perchè i vigili mi rassicurarono”


PARMA, 31 MAG. 2011 – Il 28 settembre del 2008, 8 agenti del Nucleo di pronto intervento di Parma arrestarono "per errore" Emmanuel Bonsu, per poi picchiarlo, insultarlo e umiliarlo. Pochi giorni dopo, Emma Monguidi, comandante della polizia municipale della città ducale dal 2005 al 2008, decise di smentire pubblicamente il ragazzo ghanese, che si era rivolto alla stampa immediatamente prima di presentare denuncia ai carabinieri. E lo fece esclusivamente sulla base di alcune rassicurazioni. Lo ha spiegato oggi nell’aula del processo agli 8 vigili."Appresi che quel ragazzo aveva presentato denuncia da un articolo pubblicato sul sito di Repubblica Parma – ha dichiarato la Monguidi, precisando che in quel periodo ricopriva un incarico da "facente funzioni" – A quel punto chiesi spiegazioni al commissario capo Simona Fabbri che si era occupata dell’operazione e fui rassicurata: mi spiegarono che non c’era niente di vero in quella notizia di stampa". Per quanto riguarda l’operazione che portò al fermo di Bonsu, Monguidi ha detto: "Sapevo dell’operazione e sapevo che nei giorni precedenti era stata verificata l’attività di spaccio nel parco Falcone e Borsellino". Quello che però l’ex comandante del Corpo ha detto di non aver saputo, perlomeno non nell’immediato, è che nella stessa azione fu arrestato anche un ragazzo che non aveva fatto nulla, ma che fu malmenato ugualmente nel corso del fermo. Monguidi ha spiegato di essersi sentita rassicurata dai racconti fatti dai propri collaboratori, anche se ha precisato di non essere mai "entrata nei dettagli più di tanto". Due giorni dopo l’arresto di Bonsu sarebbe stato nominato un nuovo comandante della municipale. "Il mio contratto scadeva il 30 di settembre e stavo riempiendo gli scatoloni per lasciar libero l’ufficio". Nel frattempo Monguidi ha confermato di non aver "avviato nessuna inchiesta interna" e di non aver visionato la documentazione, neppure quando la vicenda Bonsu divenne "un caso nazionale". Le informazioni di cui ha potuto disporre, insomma, l’allora capo del Corpo dei vigili della città emiliana non erano di natura documentale e non poggiavano su attività di accertamento di ciò che era avvenuto al parco cittadino il giorno precedente. E rispetto alla ferita all’occhio che costerà nei giorni successivi un’operazione maxillo facciale al ragazzo ghanese, Monguidi ha spiegato: "Mi fu detto che proprio non si riusciva a capire come il ragazzo potesse essersi procurato quella ferita". Stesso discorso per la busta con la scritta "Emanuel negro" (con tanto di errore ortografico nel nome di battesimo del giovane) che fu consegnata a Bonsu al momento del rilascio avvenuto a sera tardi in presenza dei genitori. "Ne presi conoscenza solo dalla stampa: c’era il ragazzo che teneva in mano la busta".

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