“Situazione complicatissima” alla Limoni


“Situazione complicatissima” per lo stabilimento Limoni di Bentivoglio in provincia di Bologna: l’intenzione della proprietà sarebbe di cessare l’attività dall’1 settembre. Su questo presupposto si è aperto stamattina l’incontro tra i sindacati e la Gardenia che ha assunto il controllo dello stabilimento di Bentivoglio e cancellato quanto previsto da un accordo di oltre un anno fa che apriva la strada alla cassa integrazione e al trasferimento di alcuni addetti a Milano contro l’impegno a mantenere il sito produttivo bolognese. L’allarme è scattato il 7 marzo scorso: “Limoni se ne va” denunciarono i sindacati.

 

Una pattuglia di una trentina di dipendenti questa mattina era in sciopero e in presidio davanti allo Zanhotel di Bologna in attesa dell’incontro azienda-sindacati. “La situazione è complicatissima”, dicono i rappresentanti sindacali: l’orientamento aziendale prevede la chiusura dello stabilimento, lo spostamento del personale a Grosseto (dove ha sede la ”testa” di Gardenia) o a Milano, ma non per i tutti i circa 60-70 dipendenti rimasti alla Limoni di Bologna, una ventina dei quali in cassa integrazione a zero ore. In altri termini ci sarebbe un esubero.

 

Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil vogliono il rispetto dell’impegno a mantenere un sito produttivo a Bologna, magari con altra cig, “per cui oggi chiederemo questo, se invece non ci sono garanzie – avvertono Ignazio Reina della Filcams, Silvia Belestri della Fisascat e Aldo Giammella della Uiltucs – attueremo tutte le iniziative possibili, compresi i presidi davanti ai negozi” Limoni dove sono già scattati cig e contratti di solidarietà per un accordo nazionale che prevede la chiusura di tre punti vendita (su otto) presenti nel capoluogo emiliano.

 

Una delle ipotesi di salvataggio dello stabilimento Limoni potrebbe essere una sua “sopravvivenza” come struttura che produce per conto terzi, ma non ci sarebbe lo spazio per tutelare cosi” tutti i posti di lavoro. L”amarezza tra le operaie cresce anche perche”, riferiscono i sindacati, la vecchia proprieta” avrebbe rassicurato il personale dicendo che al massimo la sede di lavoro di sarebbe spostata di una decina di chilometri. La prospettiva che allarma oggi i dipendenti in presidio e” ben diversa. Quella della Limoni peraltro e” una vertenza che dura ormai da un anno. A giugno 2013 le dipendenti di manifestarono indossando t-shirt con scritto “Sono un esubero” contro la procedura che prevedeva 90 licenziamenti a Bentivoglio e l”adesione fu totale. Un mese dopo, a fine luglio, arrivo” l”accordo in Provincia: l”azienda si impegnava a mantenere un presidio operativo a Bentivoglio per un minimo di 12 mesi e si apriva la strada al trasferimento di 45 lavoratori a Milano, al ricorso alla cassa integrazione straordinaria per crisi e alla mobilita” volontaria e incentivata. L”intesa arrivo” per arginare le difficolta” della storica azienda di profumi e cosmetica (aveva 143 lavoratori nel bolognese e oltre 2.000 dipendenti in piu” di 400 negozi in Italia) dovuta alla congiuntura negativa di mercato e sfociata in quello che fu definito “uno stato di sofferenza del conto economico e la necessita” di apporti finanziari per equilibrare lo stato patrimoniale”. L”8 marzo scorso l”azienda disse che il futuro di Bentivoglio non era “definito” e pertanto era “impossibile”. Ma la tensione è rimasta alta con un primo sciopero l’11 marzo scorso fino ad arrivare ad oggi.

Nessuna marcia indietro: “l’azienda – riferisce Aldo Giammella, della Uiltucs-Uil – oggi al tavolo ha dichiarato che è irrevocabile” la decisione di chiudere lo stabilimento della Limoni a Bentivoglio, in provincia di Bologna. “La loro decisione è stata confermata, non c’è stata nessuna apertura” su ipotesi alternative, aggiunge Ignazio Reina, della Filcams-Cgil. Di fronte a questo quadro, i sindacati oggi hanno ribadito il loro ”no” alla chiusura dello stabilimento con prospettiva di ricollocazione a Grosseto per una quindicina di addetti (destinazione così lontana da Bologna da far dubitare che qualche lavoratore la accetterà) e di due-tre della direzione commerciale a Milano. Intanto, tira vento di chiusura anche per il punto vendita “Tre stelle” di Bologna del gruppo Mercatone Uno che dà lavoro a una dozzina di persone. Stessa cosa peraltro succede a Ferrara. A Modena i lavoratori hanno già scioperato.

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